Metropolitan, successo per San Giovanni decollato Carmelo Caccamo mattatore nei panni di mastru Austinu

«Il luogo dove – qualcuno ha detto – tutto è finto, ma niente è falso. Il teatro è una grande forze civile perché è il luogo dove le persone si incontrano, perché è l’arte in tre dimensioni da sempre, perché toglie la paura del diverso, dell’altro, dell’ignoto e lo fa divertendo, commuovendo e suscitando emozioni». Carmelo Caccamo ha finalmente riabbracciato il suo pubblico e lo ha fatto portando sulla scena, per la prima volta sul palco del teatro Metropolitan di Catania, San Giovanni decollato di Nino Martoglio, uno dei grandi classici della tradizione siciliana.

Uno spaccato della Catania del primo Novecento è ciò che il pubblico si è trovato di fronte sin dall’apertura del sipario, grazie a una regia sobria ma efficace curata dallo stesso Caccamo, che ha concesso poco alle innovazioni, se si eccettuano alcuni brevi intermezzi di carattere canoro-musicale a fare capolino qua e là.

A dettare i tempi il protagonista, lo stesso Caccamo, assoluto padrone della scena nel ruolo di Mastru Austinu Miciacio, scarparu dai modi di fare a tratti sgarbati e violenti, ma profondamente devoto a San Giovanni Battista, ben spalleggiato da Anna Di Maio, nel ruolo della moglie Donna Lola. Attorno ai due personaggi si sono mossi gli altri, da Ilenia Anna Liardo, nel ruolo della figlia Serafina che, contravvenendo alla volontà del padre di andare in sposa al lampionario Orazio Funciddra(Enzo Grasso), non ci pensa due volte a fuggire con il giovane studente di medicina Ciccino (Massimo Carbonaro) a Giancarlo Kory nel ruolo di Caloriu e Nadia Ragonese in quello di Provvidenza, nonni del giovane Ciccino.

A fare da cornice alla storia, l’immancabile cortile catanese, fedelmente riprodotto dalla scenografia curata dalla ditta Balsamo, valorizzata da i costumi di Pina Lauceri e dalle luci di Francesco Noè, dentro il quale spicca l’immagine di San Giovanni decollato, coprotagonista della vicenda, al quale Mastru Austino si rivolge spesso, non solo per chiedere la grazia di zittire la moglie facendole «cascari la lingua», ma anche per non fargli mancare la protezione di fronte a Orazio Funciddra, dal quale rischia di essere fidduliatu dopo la fuga della promessa sposa. Un contesto, questo, ben animato dalle cuttigghiareConcetta, Zenna, Aita e Mara, interpretate rispettivamente da Rossella Bongiovanni, Marzia Stella, Alessandra Quattrocchi, Rossella Rapisarda, e poi ancora dal calzolaio (Saretto La Rosa), dal sindaco (Enzo Seminara) e dal segretario comunale(Antonio Nicolosi). Ultimi, non meno importanti protagonisti del palcoscenico, sono stati i piccoli Riccardo, Nicolò e Celeste Caccamo.

Sotto le battute incalzanti di Caccamo che, da solo, riesce a trascinare tutta la scena, i minuti dello spettacolo sono andati via veloci e il pubblico, che ha seguito con attenzione esprimendo la propria approvazione con numerosi applausi a scena aperta, è arrivato alla fine senza neanche accorgersi. Emozionanti i ringraziamenti finali durante i quali Caccamo ha espresso la propria gratitudine ai vecchi abbonati, per essere tornati a teatro, e ai nuovi, per avergli dato fiducia.


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