Messina, con i NoPonte marciano i NoTav

Messina. Politici: pochi. Gente: tanta. Uomini, donne, bambini, giovani e anziani. Messinesi e siciliani. Italiani dalla terra ferma: c’erano quelli della Val di Susa e quelli di Brindisi, i veneziani che non vogliono Mose, mostro “antilaguna” brutto quasi quanto il ponte. C’erano perfino due suore, vestite in marrone e sorridenti. Un corteo variopinto e colorato ha sfilato domenica a Messina, partendo da piazza Cairoli e arrivando fino alla Piazza del Municipio, percorrendo viale San Martino, viale Europa e via G. Battisti. In 10.000 secondo la Polizia, in 15.000 rispondono gli organizzatori. Tante, comunque, le bandiere: la lega ambiente, il wwf, i centri sociali, quelle della Val di Susa, e addirittura anche due, solo due però, della Margherita.

Ma di politica, come detto, ce ne era poca. Dei big nazionali neanche l’odore, solo un sorridente Beppe Lumia (ex presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, ndr). C’erano una diecina di fasce tricolore, ma non erano sindaci siciliani: erano simpatici sindaci Valsusini a cui non sembrava vero manifestare sotto il sole. Questo è stato un po’ il leitmotiv della marcia: l’unione, il gemellaggio delle due lotte. Da Nord a Sud: No Tav, No Ponte. Lo slogan è chiaro e diretto e anche se la stampa locale (Gazzetta del Sud e La Sicilia) stigmatizza accusando i manifestanti di “protestare contro tutto e tutti”, la gente riga dritta a testa alta consapevole, convinta, assolutamente schierata contro scempi e megaopere che “danneggiano l’ambiente, non servono a nulla e non risolvono i problemi”. Infine il corteo si sfalda e solo in pochi restano in piazza del municipio ad ascoltare i vari interventi. Parla anche il sindaco di Messina, Genovese, assente (o mimetizzato) durante il corteo. Da segnalare, infine, due cose: una simpatica e una molto meno.

Alcuni manifestanti divertentissimi che inscenavano un patto tra mafia e poteri economico-imprenditoriali: uno aveva la lupara, l’altro il doppio petto. Si baciavano e si stringevano le mani. L’episodio poco simpatico: un gruppo di militanti di destra provocano dei ragazzi di un centro sociale che reagiscono. Cinque minuti di mazzate e un ragazzo finito all’ospedale. Poco importa chi ha incominciato: uno spettacolo di stupidità.


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