Megaservice/ Il commissario della Provincia di Trapani rimosso dopo che ha avviato un’azione di responsabilità

STRANAMENTE LASCIA PER UN NUOVO INCARICO ROMANO. DARCO PELLOS HA DELIBERATO L’AVVIO DEL PROCEDIMENTO DISCIPLINATO DALL’ARTICOLO 2393 DEL CODICE CIVILE. I PROFILI DI EVENTUALI RESPONSABILITA’ DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE E DELL’AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE ALL’EPOCA DEI FATTI GUIDATA DA MIMMO TURANO, OGGI PARLAMENTARE ALL’ARS DELL’UDC. LA VENDITA SENZA EVIDENZA PUBBLICA DEI BENI MOBILI A PREZZI STRACCIATI. LE INDAGINI DELLA MAGISTRATURA

Si conferma una polveriera la Provincia di Trapani, storico crocevia di affari, clientele, appalti e mafia. Una boma ad orologeria l’ente Provincia regionale, o quel che ne rimane.

Il commissario straordinario della provincia di Trapani, Darco Pellos, si apprende dall’Ansa, è stato incaricato a Roma, lasciando quindi la Provincia di Trapani. Nel frattempo, però, lo steso aveva avviato, nei giorni scorsi, l’azione di responsabilità civile nei confronti degli amministratori della Megaservice Spa di Trapani, società interamente partecipata della ex provincia regionale di Trapani. Un fatto strano.

A pochi giorni dal compimento di un atto dovuto per legge, come racconteremo di seguito, Pellos si ritrova a Roma a ricoprire un altro incarico. Cominciamo col riferire che con delibera n.33 del 14 febbraio scorso, il commissario Pellos, aveva dato inizio al procedimento, disciplinato dall’articolo 2393 del Codice Civile per l’esercizio dell’azione sociale di responsabilità nei confronti dell’ultimo consiglio di amministrazione della società. I Liquidatori, Pietro Bruno e Giuseppe Mazzeo, nominati dall’assemblea straordinaria di Megaservice il 21 gennaio 2013, nulla hanno a che fare con la responsabilità civile messa su con l’avvio dell’azione di responsabilità da parte del commissario Pellos, che mira ad accertare eventuali omissioni che hanno causato le perdite di bilancio.

Il provvedimento riportato nell’atto deliberativo è intrapreso come leggibile nel corpo deliberativo congiuntamente dall’ente Provincia regionale di Trapani, dai liquidatori della società Megaservice, dai liquidatori della società, Giuseppe Mazzeo e Pietro Bruno e dall’intero attuale consiglio sindacale. Ed è diretto a far emergere, eventuali responsabilità degli ex amministratori della società di nomina dell’ex presidente della Provincia regionale di Trapani, Mimmo Turano (nella foto a destra tratta da belicenews.it), ed in particolare dell’intero Consiglio di amministrazione composto da Gioacchino Lo Presti, come presidente, che all’epoca era anche responsabile dello Staff del presidente TURANO, da Filippo Inzerillo, componente del Cda come esterno e consigliere comunale del Comune di Partanna ai tempi della nomina e da Gaspare di Gesù, altro componente ed attuale funzionario della Provincia regionale di Trapani.

Dopo mesi di polemiche sui tanti punti oscuri della vicenda e la recente campagna d’informazione lanciata dalle colonne di questo giornale per fare chiarezza sulla gestione della società partecipata al cento per cento dalla provincia regionale di Trapani finalmente comincia a muoversi qualcosa. Proprio lo scorso due dicembre, il commissario Pellos, in occasione dell’assemblea ordinaria dei soci di Megaservice, società che operava in house per la Provincia nel settore dei servizi di pulizia e dell’edilizia, aveva anticipato l’intento di procedere all’avvio dell’azione sociale di responsabilità, trovando concordi sia i liquidatori che il collegio sindacale. “Non è spiegabile il risultato positivo – aveva dichiarato nel corso dei lavori assembleari della Megaservice – pari a mille e 95 euro dell’anno 2011 rispetto alle consistenti perdite degli anni antecedenti e ed a quelle degli anni successivi al 2011”.

Che sia chiaro, Pellos ha posto in essere un atto dovuto, un obbligo prescritto dalle norme di legge, non è stata una decisione assunta discrezionalmente quella di avviare l’azione di responsabilità.

La giurisprudenza è ampia e consolidata per i casi di omesso esercizio di qualsiasi elementare forma di tutela del patrimonio comunale, che porta alla responsabilità per omissione in capo a chi, avendone il ruolo, avrebbe dovuto esprimersi principalmente nella proposizione dell’azione di responsabilità degli amministratori della società de non lo ha fatto. Tale omessa attività non rientra, pertanto, nel contesto delle attività discrezionali dell’amministrazione comunale o provinciale, rimesse a valutazioni di merito, ma consiste in una violazione di precisi obblighi di tutela del patrimonio dell’ente locale conseguenti al prescelto modulo organizzativo dell’attività (società per azioni a capitale interamente pubblico). Riportiamo a chiarimento la pronuncia della Corte di Cassazione Sezioni Unite n.13702 del 22 luglio 2004. “Per i sindaci del Comune sussiste l’obbligo di esercitare le azioni di responsabilità verso gli amministratori, a tutela del patrimonio comunale. L’esercizio di tali azioni, ricorrendone i presupposti, costituisce quindi un obbligo giuridico e non rientra tra le attività discrezionali rimesse a valutazioni di merito”.

La stessa Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale per la Regione Lazio con sentenza n.1015 del 10 settembre 1999, ha condannato il Sindaco al risarcimento in favore del Comune sancendo il principio che sussiste la responsabilità dei Sindaci che hanno omesso di esercitare nei confronti degli amministratori revocati di una società per azioni partecipata totalmente dall’ente locale, l’azione sociale di responsabilità prevista dall’articolo 2393 codice civile, causando la prescrizione della pretesa risarcitoria.

Va affermata, quindi, la responsabilità per “culpa in vigilando” dei Sindaci che non hanno controllato il generale andamento della gestione di una società per azioni, consentendo il verificarsi di fatti pregiudizievoli e, dopo esserne venuti a conoscenza, non hanno fatto quanto disposto dalla legge per eliminare o attenuare le conseguenze dannose.

Il commissario Pellos non aveva scelta e per evitare di incorrere nel giudizio di responsabilità per omissione, ha avviato la procedura di responsabilità civile nei confronti del Consiglio di amministrazione della Megaservice e del presidente della Provincia, della sua giunta e del Consiglio provinciale, prevista dal citato articolo 2393 del Codice civile. Dato che i liquidatori della società rispondono solamente dal gennaio 2013 in poi per gli atti compiuti, la vera partita si dovrebbe giocare però su altro terreno, quello della responsabilità per il “mancato controllo analogo” che è in capo, per l’appunto, al Consiglio di amministrazione della società ed all’ente Provincia, presidente, giunta e consiglio provinciale.

Necessariamente dovrà estendersi l’arco temporale oggetto di riscontri da parte delle autorità preposte al controllo.

Certo è curiosa la vicenda che ha portato alla vendita, o per meglio dire svendita, delle attrezzature, automezzi, mobili ed uffici, strumenti di lavoro, di proprietà di Megaservice. Una compravendita, secondo quanto riferito da indiscrezioni attendibili, al limite della liceità, attuata senza alcuna evidenza pubblica e pattuendo importi talmente bassi dal ritenere incomprensibile i criteri di valutazione finale dei beni posti in vendita. Al di là del valore di ciascun bene, va rimarcato l’andazzo, il comportamento al limite della spregiudicatezza, che porterebbe a ritenere che vi sia stato un uso distorto di certi meccanismi che apparirebbero clientelari. Va verificata, eventualmente e qualora ve ne fossero gli estremi, la responsabilità sui criteri e le modalità di vendita. Con riferimento alla responsabilità per omessa vigilanza sull’andamento della gestione della Megaservice per gli anni precedenti al 2011, il campo si estende coinvolgendo, presidente della provincia e giunta nonché il consiglio provinciale, come dicevamo. Indipendentemente dal “nomen juris”, non si è in presenza di una società per azioni ma di un “organismo ausiliario” quando la Provincia si riserva il potere di nominare gli organismi sociali (Consiglio d’Amministrazione, presidente del Consiglio d’amministrazione e Collegio sindacale), di approvare i bilanci consuntivi, di “sfiduciare” il Consiglio d’amministrazione e di verificare la conformità dell’azione societaria alle deliberazioni del Consiglio provinciale.

Vi sono in atto indagini più ampie da parte delle autorità inquirenti per far luce sulla gestione nel complesso della Provincia di Trapani sotto la guida dell’ultimo presidente eletto, Mimmo Turano. Indagini che, se collegate con i mancati controlli analoghi e le esternalizzazioni delle commesse sottratte alla Megaservice, potrebbero portare a stanare eventuali comportamenti illegittimi ed illeciti perpetrati, nella gestione della menzionata società partecipata al cento per cento dalla Provincia di Trapani, in violazione delle regole di efficienza, economicità, efficacia in cui si compendia il principio del c.d. “buon andamento” e della “sana gestione” ai quali deve essere improntata l’azione di qualsiasi amministrazione pubblica e privata.

Meno di un anno fa, la Prefettura di Trapani ha istituito una commissione per compiere un atto ispettivo alla Provincia regionale di Trapani e verificare l’eventuale ingerenza della mafia in seno alla giunta, guidata fino ad agosto 2012 dal deputato regionale dell’Udc, Mimmo Turano, e al consiglio, presieduto da Peppe Poma, fino al novembre 2012 dall’esponente dell’Udc. Gli ispettori hanno passato al setaccio, in particolare, tutti gli atti compiuti da consiglieri e membri della giunta implicati, a vario titolo, in inchieste di mafia. Solamente gli inquirenti potranno dimostrare se vi siano collegamenti diretti tra la gestione allegra e spensierata della Megaservice, che ha portato al buco di oltre 4 milioni di euro, ed un certo modo di fare politica, strettamente collegata e collusa con ambienti mafiosi. Un dato è inconfutabile, nella città capitale del potere economico-mafioso-massonico, l’orologio muove lentamente le lancette. Certo è che sulla vicenda della Megaservice tutti hanno dormicchiato fino ad un certo punto della storia, poi, a causa si alcuni sussulti, si sono registrate delle accelerazioni. Dalla Cancelleria del Tribunale di Trapani – Sezione Lavoro, dopo mesi di attesa, lo scorso 24 gennaio, le pratiche legali relative ai decreti ingiuntivi presentati dai sessantasei lavoratori creditori di molte mensilità, sono state trasmesse al Giudice per l’esecuzione. La politica ha ripreso a compiere i primi passi, partorendo una norma che aiuta ben poco i lavoratori della Megaservice ma c’è ed è migliorabile, Governo regionale permettendo ovviamente.

 

 


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