Mafia, potere e fiducia nello Stato: l’attualità del messaggio di Borsellino

Un’analisi profonda e lungimirante del fenomeno mafioso, ma anche un monito sulla capacità pervasiva di Cosa nostra all’interno delle istituzioni. Questo discorso fu pronunciato da Paolo Borsellino alla tavola rotonda organizzata dall’Isspe il 14 gennaio del 1989, durante la quale il magistrato sottolineò l’urgenza di un cambiamento radicale nella lotta alla mafia, non basato soltanto sull’azione repressiva, ma anche sulla restituzione ai cittadini della fiducia nello Stato e nelle istituzioni.

Dell’intervento del giudice Borsellino enunciato nel Palazzo delle Aquile di Palermo, in un periodo cruciale per la Sicilia e per l’Italia, ne è stato fatto un volume dal titolo La mafia e il potere, curato da Francesco Ciulla e pubblicato da ISSPE (Istituto Siciliano di Studi Politici ed Economici). «Un discorso che davvero potrebbe essere stato pronunciato qualche giorno fa. Di grande attualità ed efficacia» ha precisato Carolina Varchi, deputata alla Camera con Fratelli d’Italia, durante la presentazione del libro avvenuta nella sede della Fondazione Società di Storia Patria a Palermo.

Il rapporto tra mafia e potere

«La mafia continua ad essere una forza che ama esercitare il suo potere attraverso gli affari. Ma anche con gli appalti e l’infiltrazione nel tessuto economico e politico – sottolinea Raoul Russo e componente della Commissione Nazionale Antimafia -. Secondo Borsellino, per contrastarla serve dunque un’amministrazione in grado di essere veramente imparziale». Proprio questo motivo è importante attualizzare gli insegnamenti lasciati dalle grandi personalità che hanno fatto della lotta alla mafia la loro battaglia di vita. Un ricordo vivo, fatto riemergere non a caso nel giorno del compleanno di Paolo Borsellino e Rocco Chinnici.

«L’appello che il dottore Borsellino faceva alle nuove generazioni oggi è stato sostanzialmente raccolto – afferma Fabio Trizzino, avvocato della famiglia Borsellino -. Lui aveva grande fiducia nelle nuove generazioni, perché sapeva che alla radice di tutto il movimento mafioso vi era anche una questione di crescita della società civile. Molto è stato fatto, ma molto c’è ancora da fare. Però da questo punto di vista, credo che noi raccogliamo oggi i frutti di quel seme di sangue che ha visto Borsellino, Chinnici e tantissime altre vittime innocenti di mafia colpite da questa piovra terribile da cui prima o poi dovremo liberarci».

La separazione della carriere

Una parte sostanziale del discorso di Paolo Borsellino è stata dedicata alla fiducia che i cittadini devono poter riporre nello Stato, nelle istituzioni e nella magistratura. Un tema ancora più rilevante ai giorni nostri, in cui soprattutto gli organi giudicanti non godono di grande fiducia da parte dei cittadini. La separazione delle carriere potrebbe allora rivelarsi utile in tal senso?

«La magistratura è una parte integrante dello Stato – precisa ancora l’onorevole Varchi -. Se in passato ci sono stati dei fenomeni che hanno raccontato ai cittadini di aspetti patologici all’interno della magistratura, noi crediamo che la riforma della separazione delle carriere possa aiutare a correggere queste storture, come ad esempio lo strapotere delle correnti. Infatti, questa riforma è fatta proprio per contribuire a ricostruire quel patto di fiducia. Mai contro i magistrati ma solo per i cittadini».


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