Mafia più liquida e Stato in affanno, parla Scarpinato  «Aggiornare mezzi contrasto o sembreremo dinosauri»

Una mafia sempre più liquida e uno Stato in affanno, al punto da sembrare un dinosauro: è lo sconsolante quadro emerso da un convegno allo Steri promosso dall’Università di Palermo, intitolato Raccontare cosa nostra dal tempo delle stragi. A intervenire, davanti a numerosi studenti, sono stati, tra gli altri, il questore di Palermo, Renato Cortese, il procuratore generale della Repubblica di Palermo, Roberto Scarpinato, il rettore Fabrizio Micari e i docenti universitari Alessandra Dino e Alberto Vannucci. «La mafia oggi sta diventando una componente strutturale del capitalismo finanziario e sta rinegoziando i suoi rapporti di egemonia con la politica – ha detto Scarpinato – Mentre l’economia criminale e mafiosa va avanti, la cultura giuridica è molto indietro, sono saltati dei paradigmi culturali. Non possiamo guardare la mafia di oggi con gli occhi di ieri».

Secondo, il magistrato pensiero giuridico e criminologico sulla mafia è vecchio e datato, ci sono categorie giuridiche, come il 416bis, che sono state pensate per la mafia violenta e che non funzionano più al Nord, dove la mafia è silente. «Le vecchie mafie cedono il passo a nuove mafie ‘mercatistiche’ che intercettano capitali mondiali offrendo al libero mercato una serie di servizi – ha proseguito il procuratore – La mafia è diventata una componente integrata nella composizione del Pil e se non ci evolviamo culturalmente rischiamo di essere dei dinosauri che non si rendono conto di cosa sta accadendo».

Sugli ultimi equilibri in città si è pronunciato poi il questore, Renato Cortese, tra i protagonisti della cattura del boss Provenzano: «Recentemente abbiamo registrato alcune scarcerazioni che ci preoccupano un po’ – ha detto – cosa nostra è un’ organizzazione criminale costantemente in cerca di leadership, per questo monitoriamo ogni singolo movimento. È un’organizzazione temibile, potenzialmente pericolosa e molto radicata sul territorio. Abbiamo anche registrato alcune denunce in più da parte degli operatori economici, conseguenza anche della crisi contingente».

«Ho trovato Palermo meno atterrita – ha aggiunto Cortese che ha ricostruito la storia e alcuni episodi stragisti – cosa nostra oggi non ha gli aspetti eversivi di un tempo, certo sarebbe riduttivo dire che si è indebolita solo per la cattura dei suoi capi, ma ha attraversato diverse fasi. Cosa nostra ha la capacità di rigenerarsi continuamente e ha bisogno di qualcuno che possa coagulare queste forze. Ma sia la Ndrangheta che cosa nostra che tutte le mafie si sono nutrite di un consenso sociale forte e di una schiera di professionisti che, pur non essendo interni all’organizzazione, l’hanno agevolata. Del resto, Riina e Bagarella sarebbero forse stati capaci di individuare il patrimonio artistico per le stragi da colpire senza un suggeritore?».

Un cenno, infine, alle ultime polemiche sull’antimafia dopo la circolazione di un audio tra alcuni componenti il movimento 5stelle sull’associazione Addiopizzo: «Ci sono organizzazioni antimafia che hanno svolto un ruolo molto importante rinnovando gli schemi culturali – ha detto il procuratore generale Scarpinato – e ce ne sono altre che hanno cavalcato quest’onda in modo opportunistico, ma bisogna dare a ciascuno il suo ed evitare che organizzazioni che hanno svolto un ruolo importante possano essere coperte dalla stessa ombre di delegittimazione che invece riguarda altri. Ci vuole un grande rigore di analisi e atteggiamento di serietà anche da parte dei media per evitare di mischiare i piani».


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Questo lo sconsolante quadro emerso da un convegno allo Steri intitolato Raccontare cosa nostra dal tempo delle stragi. A intervenire anche il procuratoreto Scarpinato che, in merito alle polemiche ricadute su Addiopizzo dopo la circolazione di un audio, ha detto: «Serve grande rigore e serietà per evitare di mischiare i piani»

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