Macellazioni clandestine, sospesi i veterinari coinvolti Crocetta: «Tutto allucinante, logiche da don Abbondio»

«Non si tratta solo di lotta alla mafia, questa battaglia riguarda la salute di tutti i siciliani». Dopo la clamorosa inchiesta sulle macellazioni abusive nel Messinese – e in particolare sui Nebrodi – il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha aperto ieri con queste parole la conferenza stampa a Palazzo d’Orleans. Il vaso di Pandora che è stato scoperchiato parla da sé: secondo i dati diffusi dal presidente della commissione d’inchiesta, il veterinario Vincenzo Di Marco, in un solo anno (dal 2015 al 2016) i casi di brucellosi umana nella città metropolitana di Messina sono aumentati da 13 a 133, su un totale nazionale che in media si attesta intorno ai 200.

«È emerso un quadro allucinante  – ha aggiunto Crocetta – con decine di migliaia di capi rubati che non si sa dove vanno a finire. Chi subiva furti di animali malati non li denunciava per incassare i premi dell’Unione europea per gli allevamenti sani. Un sistema di questo tipo ha bisogno di complicità diffuse, di responsabilità molto difficile da accertare». Un sistema che per  l’ex sindaco di Gela rispondeva a «una certa logica alla Don Abbondio», cioè «lavarsene le mani e voltarsi dall’altra parte violando le norme». 

Il riferimento è agli otto veterinari dell’Asp di Sant’Agata di Militello finiti al centro dell’operazione Gamma interferon, per i quali l’accusa è di aver predisposto «carte e documenti falsi per regolarizzare, sul mero piano formale, lo status di alcuni animali il cui possesso era frutto di attività illecita». Entrando nel merito, l’assessore alla Salute Baldo Gucciardi ha assicurato di avere avviato «la rotazione del personale veterinario dell’Asp di Messina e intendiamo indire nuovi concorsi per potenziare i servizi ispettivi dell’assessorato, soprattutto nel settore dell’osservatorio epidemiologico. Abbiamo già deciso la sospensione dei veterinari colpiti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria». 

«Il danno di immagine che rischiano di produrre questi atti criminali – ha proseguito l’esponente della giunta regionale – è davvero grave perché rischia di causare un arretramento della Sicilia nella graduatoria nazionale rispetto agli obiettivi dell’assistenza ospedaliera nonostante gli sforzi compiuti per avanzare nei livelli essenziali di assistenza. È qualcosa di insopportabile e intollerabile». Tutti i presenti hanno poi auspicato una sinergia col governo nazionale e nello specifico con la ministra della Salute, da poco riconfermata nel governo Gentiloni, Beatrice Lorenzin


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