Il M5s propone il reddito di cittadinanza siciliano: «Il bilancio regionale non è solo per le sagre»

Dopo la fine del reddito di cittadinanza e l’introduzione dell’assegno di inclusione, il Movimento 5 stelle rilancia una proposta regionale pensata per rispondere alle fragilità sociali ed economiche dell’Isola. Il disegno di legge è stato presentato ufficialmente oggi nella sala Pio La Torre dell’Assemblea regionale siciliana.

Il reddito di cittadinanza siciliano

L’iniziativa legislativa, promossa dai deputati regionali del Movimento 5 Stelle, punta a istituire un vero e proprio reddito di cittadinanza siciliano destinato ai residenti dell’Isola. L’obiettivo dichiarato è contrastare le condizioni di povertà ed esclusione sociale che continuano a caratterizzare ampie fasce della popolazione. Secondo i promotori, gli strumenti oggi attivi non garantiscono una copertura adeguata. In particolare, l’assegno di inclusione viene giudicato insufficiente sia in termini di platea sia per quanto riguarda gli importi, lasciando senza tutela migliaia di cittadini in un contesto segnato da fragilità sociali e occupazionali strutturali.

La copertura economica del reddito di cittadinanza siciliano

A proposito della necessaria copertura economica, Nuccio Di Paola, coordinatore regionale del M5s in Sicilia, a margine ha dichiarato alla stampa che «riteniamo possa servire un finanziamento di circa 200 milioni di euro». Rintracciabili nel bilancio regionale «che non serve solo alle sagre di paese». La ripresa del dibattito su questo argomento si inserisce in un’esperienza recente. Nel 2025, infatti, la Regione Siciliana ha introdotto il cosiddetto reddito di povertà. Non si trattava di un sussidio mensile, ma di una erogazione una tantum fino a 5.000 euro a favore delle famiglie in difficoltà. Una misura di carattere emergenziale che, però, non è stata rifinanziata per il 2026, lasciando nuovamente scoperto il fronte del sostegno economico regionale.

Alla presentazione della proposta di legge sono intervuti Nunzia Catalfo, già ministra del Lavoro e figura di riferimento del reddito di cittadinanza a livello nazionale nazionale, Aldo Penna ,promotore della bozza di legge, Giancarlo Minaldi, docente di Scienze politiche e Nuccio Di Paola, vicepresidente dell’Assemblea regionale siciliana e coordinatore regionale dei pentastellati.

Un ddl che secondo il coordinatore regionale andrà a colmare quel vuoto che è stato anche rappresentato nel 2025 «con 100mila famiglie siciliane che hanno partecipato alla brutta copia del reddito di cittadinanza proposta dal presidente Schifani e che ha potuto accontentare per un solo anno solo 8.000-9.000 famiglie. Noi invece vogliamo renderla una norma strutturale che possa aiutare i siciliani che sono in difficoltà», ha asserito Nuccio Di Paola. «A nostro modo di vedere si possono utilizzare questi fondi per aiutare tantissimi siciliani e soprattutto ricordiamoci che quei fondi vanno nelle tasche dei siciliani e vengono spesi nel territorio siciliano e nelle attività commerciali che sono in Sicilia».

La Sicilia e il primato dei poveri assoluti

«La Sicilia ha il primato dei poveri assoluti in Italia – circa 600mila – significa che c’è più del 10 per cento della popolazione residente che non ha coperture economiche», spiega Aldo Penna. Una situazione tragica, quindi, aggiunge Giancarlo Minaldi, «in Italia 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta». «Noi stiamo cercando di portare avanti una misura non frammentaria, ma una misura universale quale deve essere secondo il principio costituzionale destinato a tutti coloro i quali si trovano in una situazione di disagio, di povertà e di disuguaglianza», ha aggiunto Nunzia Catalfo.

La legge proposta dai deputati regionali pentastellati si inserisce in un quadro sociale ed economico di cui la Sicilia è vittima. È infatti una delle regioni italiane con i più alti tassi di rischio povertà ed esclusione sociale. Secondo dati recenti, la Sicilia si colloca inoltre tra le regioni europee dove oltre un terzo della popolazione vive in condizioni di vulnerabilità economica, insieme ad altre regioni del Mezzogiorno quali Campania e Puglia. La discussione in aula e nelle commissioni dell’Ars sarà determinante non solo per il futuro della legge, ma anche per il modo in cui la Sicilia affronterà, nei prossimi anni, le sfide sociali ed economiche legate alla povertà, al lavoro e all’inclusione.


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