Capita che a stravolgere il futuro ci pensi la burocrazia. Con la sua incapacità di «adottare soluzioni organizzative flessibili», in cui si può imbattere anche a 14 anni. Succede a nove ragazzine del Catanese, impossibilitate a frequentare il percorso di studi superiore scelto: il liceo coreutico. Un indirizzo che alle tradizionali materie abbina la formazione […]
La scuola che non c’è: non attivano il primo anno del liceo coreutico e le allieve restano senza alternative
Capita che a stravolgere il futuro ci pensi la burocrazia. Con la sua incapacità di «adottare soluzioni organizzative flessibili», in cui si può imbattere anche a 14 anni. Succede a nove ragazzine del Catanese, impossibilitate a frequentare il percorso di studi superiore scelto: il liceo coreutico. Un indirizzo che alle tradizionali materie abbina la formazione tecnica, teorica e storica della danza classica e contemporanea. Una scelta presente all’istituto superiore Amari-Rizzo-Pantano di Giarre, ma mai attivata per mancanza di allievi. Quest’anno in aumento, con le nove interessate, ma comunque non sufficienti. Una notizia che arriva quando altrove le iscrizioni sono già chiuse e si scontra con la volontà di risolvere il problema con le classi miste, previste dalla legge. Motivo per cui i genitori hanno deciso di rivolgersi direttamente al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e all’ufficio scolastico regionale. Dopo aver provato, senza risposta, con la sede etnea.
L’attesa per l’iscrizione impossibile
Nell’istituto superiore di Giarre, il liceo coreutico è stato introdotto due anni fa. Ma non è mai partito per mancanza di richieste. Un indirizzo iper specifico e poco conosciuto ma che, nei primi mesi di quest’anno, quando si raccolgono le iscrizioni per tutte le scuole superiori, ha ricevuto nove domande. Alla scadenza dei termini, si procede poi con la formazione delle classi, la ricerca dei docenti e tutti i necessari adempimenti. Ed è a quel punto che ai genitori arriva una comunicazione che lascia le nove allieve senza alternative: l’indirizzo non ha raggiunto il numero minimo previsto, dunque non aprirà la prima classe. «Ma è tardi anche per provare altrove – racconta Marco Salanitri, papà di un’aspirante studentessa -. Come a Catania, dove il liceo coreutico è presente in due scuole, ma le iscrizioni sono ormai chiuse ed era necessaria anche una prova d’ammissione».
Le difficoltà di chi non vive in città
Una scelta ormai impossibile, ma comunque non semplice per chi viene dalla provincia. E, ancora di più, dalle aree montane. Come la famiglia Salanitri, che vive a Randazzo, o una delle altre ragazze, originaria di Linguaglossa. «Raggiungere Catania significherebbe viaggiare con i mezzi pubblici per due ore e mezza al mattino e altrettante al rientro – spiega il genitore -. Perché i Comuni montani devono sempre essere penalizzati? Perché, se vivo qui, non posso scegliere il futuro che voglio e devo studiare quello che il ministro sceglie per me?». La domanda si riferisce alla comunicazione post-iscrizione, con lo spostamento d’ufficio delle allieve in un’altra scuola, a indirizzo Scienze umane. Con la sola possibilità di esprimere una preferenza geografica.
La soluzione flessibile prevista ma non attivata
Un problema risolvibile, ricordano i genitori nelle loro lettere. Il decreto del 2010 sul riordino dei licei – lo stesso che ha introdotto il liceo coreutico e altri indirizzi specialistici -, forse prevedendo questa eventualità, ha inserito la possibilità di «soluzioni organizzative flessibili per garantire il diritto allo studio e l’ampliamento dell’offerta formativa». Ossia la possibilità di creare delle classi miste, previste anche dalle leggi sull’autonomia scolastica. In questo caso con il liceo musicale, che nella scuola di Giarre conta quest’anno 25 iscritti. «Altrimenti ciascun ragazzo sarà costretto a seguire un percorso di studi alternativo non adatto alle aspirazioni di vita e professionali», lamentano i genitori. Come la figlia di Salanitri che, «dopo la scuola, aspira a entrare all’accademia nazionale di danza, a Roma», racconta il padre. Per un futuro da ballerina professionista o da insegnante. Una soluzione prospettata all’ufficio scolastico etneo dalla stessa scuola, ma rifiutata.