Licata, Procura avvia un’indagine conoscitiva Stasera il consiglio comunale aperto alla città

La procura di Agrigento, guidata da Luigi Patronaggio, ha avviato un’indagine conoscitiva sul nubifragio di sabato scorso a Licata. Nubifragio che ha messo in ginocchio la città, provocando soprattutto ai commercianti del centro, a piccoli imprenditori e ad aziende agricole, danni che vengono già stimati in alcuni milioni di euro. La procura intende accertare se, oltre alle eccezionali condizioni atmosferiche, che hanno determinato i danni, possano esserci anche delle responsabilità da parte di chi avrebbe dovuto vigilare, per impedire che una simile catastrofe si verificasse. Al momento non sono stati acquisiti incartamenti al Comune, ma sono stati disposti una serie di accertamenti tecnici, che verranno eseguiti già nei prossimi giorni, per comprendere se emergeranno delle responsabilità. In quel caso verrebbe aperto un fascicolo, per il momento contro ignoti, per il reato di inondazione colposa.

Intanto oggi pomeriggio, è prevista la visita del presidente della Regione, Rosario Crocetta, mentre le scuole sono rimaste chiuse. Considerato che, soprattutto negli edifici del centro, è penetrata l’acqua, prima di consentire il ritorno in classe di alunni e insegnanti si vuole sapere se l’allagamento ha provocato problemi strutturali o di sicurezza agli impianti elettrici. A disporre la chiusura delle scuole è stato il sindaco Angelo Cambiano. Se non ci saranno problemi, già domani le lezioni torneranno ad essere regolari.

Il primo cittadino, insieme a Duilio Alongi, capo del Genio civile di Agrigento, tra domenica mattina ed oggi, ha eseguito dei sopralluoghi a Mollarella, spiaggia molto frequentata in estate, che è stata letteralmente sommersa dall’acqua proveniente da canaloni di scolo. Molti ettari di terreno prossimi alla spiaggia sono stati allagati e domenica, per consentire a 60 persone di uscire dall’hotel Baia d’Oro, che si trova proprio sull’arenile, per tornare a casa, è stato necessario l’intervento della Protezione civile. 

Il centro abitato, stamattina, continuava ad assomigliare ad un campo di battaglia. In corso Vittorio Emanuele, in piazza Duomo, in piazza della Vittoria, in piazza Gondar, nelle vie Nazario Sauro e XXIV maggio, i commercianti hanno perduto tutto. Nei loro negozi l’acqua è arrivata all’altezza di un metro e mezzo e gran parte della merce è da buttare. Praticamente da sabato pomeriggio, ininterrottamente, i marciapiedi accanto agli esercizi commerciali vengono riempiti con quanto viene tirato fuori dai locali. Secondo i commercianti i danni sono ben maggiori rispetto a quelli provocati dalla bomba d’acqua del 2013.

E a proposito di danni, dovrebbero arrivare in tempi brevi gli aiuti della Regione. È stato il governatore Rosario Crocetta ad annunciare che «in giunta sarà approvato subito lo stato di emergenza per Licata e, contestualmente, presenteremo un emendamento alla manovra di assestamento con cui stanzieremo 30 milioni di euro di fondi Pac, già destinati al dissesto». È atteso l’arrivo nelle prossime ore, secondo quanto annunciato da Antonello Cracolici, assessore regionale all’Agricoltura, di personale e mezzi dell’Esa per eseguire interventi anche nelle campagne. «Siamo pronti, qualora occorra – ha detto Cracolici – a inviare anche i forestali».

Però non mancano le polemiche. «Vorremmo che ci spiegassero – ha detto il consigliere comunale Angelo Vincenti – se le idrovore hanno funzionato oppure no. Quella caduta su Licata è stata una pioggia molto copiosa, ma non una bomba d’acqua. L’acqua, dunque, è venuta giù nel corso di diverse ore, possibile che le pompe non siano riuscite ad aspirare nulla? Nelle piazze Duomo e Gondar l’acqua ha ristagnato per almeno tre ore». Questa sera, per fare un primo bilancio della situazione, si riunirà il consiglio comunale cittadino in seduta straordinaria aperta alla città. Tutti, dunque, potranno intervenire. Ed è prevista la partecipazione in massa soprattutto dei commercianti, i quali chiederanno conto e ragione di un evento calamitoso che potrebbe farli finire sul lastrico.


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