Licata, costringevano lavoratori a restituire stipendi Obbligati a dare le carte di credito per assunzione

È scattata stamattina a Licata l’operazione Stipendi spezzati, che ha portato all’esecuzione di otto misure cautelari firmata dal gip del tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica, Alessandro Macaluso, per soggetti collegati alla onlus Suami società cooperativa sociale, già coinvolta nel gennaio di due anni fa nell’inchiesta Catene spezzate, che aveva fatto luce su una serie di violenze ai danni dei disabili ospitati in una comunità.

Da quella inchiesta nacque un nuovo filone investigativo che, stamattina, ha portato ad arresti e obblighi di firma e presentazione. Tra i destinatari dei provvedimenti ci sono anche Caterina Federico, 34 anni, assistente sociale e responsabile della sede licatese della onlus, e Salvatore Lupo, 41 anni, ex presidente del consiglio comunale di Favara e soprattutto amministratore unico di Suami. Per la prima è stato disposto l’obbligo di firma, mentre Lupo è stato ristretto ai domiciliari.

Secondo l’indagine, condotta dai carabinieri di Licata guidati dal capitano Marco Currao, i gestori della onlus obbligavano il personale dipendente, che veniva pagato in maniera assolutamente irregolare, a restituire la metà dello stipendio attraverso prelievi illegittimi dai conti correnti del personale che all’atto dell’assunzione erano costretti a cedere ai responsabili della cooperativa le carte di credito collegate ai conti bancari. Per questi fatti l’accusa rivolta dalla procura è di estorsione

Oltre a Federico e Lupo, gli altri coinvolti nell’inchiesta sono: Maria Barba, 35 anni di Favara, conosciuta con il nome Giusy e moglie di Lupo; Veronica Sutera Sardo, 30 anni di Agrigento; Rosa Sferrazza, 67 anni di Favara, nuovo amministratore unico della coop ma di fatto prestanome di Lupo; Roberto Russello, 41 anni di Favara; Linda Modica, 50 anni di Licata; Antonio Cirino, 36 anni di Palma di Montechiaro. Per questi ultimi quattro non è stata adottata alcuna misura, ma restano indagati. Il gip inoltre ha disposto il sequestro preventivo dei beni, per un importo superiore a 37mila euro, di Sferrazza, Lupo e della stessa cooperativa.


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