A quattordici anni da uno dei delitti più efferati della cronaca siciliana, una nipote sceglie di rompere il silenzio con un libro. È stato presentato ieri a Palermo, al Marina Convention Center del Molo Trapezoidale, Una luce spezzata, opera prima di Daniela Carlino edita da Albatros. Un memoir che riporta al centro dell’attenzione un cold […]
Il libro Una luce spezzata riaccende i riflettori su un delitto irrisolto di Palermo
A quattordici anni da uno dei delitti più efferati della cronaca siciliana, una nipote sceglie di rompere il silenzio con un libro. È stato presentato ieri a Palermo, al Marina Convention Center del Molo Trapezoidale, Una luce spezzata, opera prima di Daniela Carlino edita da Albatros. Un memoir che riporta al centro dell’attenzione un cold case che continua a interrogare la coscienza della Sicilia.
Pedagogista e attivista contro la violenza di genere, Carlino porta da anni la sua esperienza nelle scuole per promuovere la cultura del rispetto e dell’ascolto. Al centro della narrazione c’è il caso irrisolto della parrucchiera Ninni (Antonietta) Giarrusso, assassinata il 30 aprile 2012 con 27 coltellate nella sua bottega di via Dante, a Palermo. Un delitto rimasto, a oggi, senza colpevoli. Daniela Carlino, nipote della vittima, non si è mai rassegnata e ha affidato a un libro la sua ricerca di verità.
La trama di Una luce spezzata

Una luce spezzata è un memoir che intreccia autobiografia e inchiesta, nato da un dolore privato che diventa battaglia pubblica. La tragedia di Antonietta Giarrusso avviene in pieno giorno, in una strada frequentata e ricca di attività commerciali. Eppure, nessuno vede nulla. Nel romanzo, come nella realtà, il caso della parrucchiera viene archiviato troppo in fretta, tra interrogativi irrisolti e piste ignorate.
Dopo due anni, grazie alla sua tenacia e a una promessa fatta alla madre sul letto di morte, la protagonista riesce a ottenere la riapertura delle indagini. Inizia così un viaggio durissimo tra fascicoli giudiziari, esami del Dna, movimenti bancari sospetti e presenze inquietanti legate al passato della zia.
A MeridioNews l’autrice spiega: «Verità e giustizia non sono per me concetti astratti, ma una necessità vitale. Questo libro nasce dal bisogno di dare voce a un silenzio imposto, a una ferita che non ha mai avuto risposte. Raccontare la verità significa restituire dignità a chi è stato strappato via e a chi è rimasto ad aspettare. La giustizia, quando non arriva nei luoghi ufficiali, può e deve passare attraverso le parole: scrivere è il mio modo di non accettare l’oblio, di trasformare il dolore in memoria e la memoria in coscienza. Una luce spezzata è un atto d’amore, ma anche una presa di posizione: finché una storia viene raccontata, nessuna vita è davvero finita».
Un caso rimasto senza risposte che, secondo la scrittrice, riguarda l’intera comunità: «Un caso di cronaca nera irrisolto non è mai solo una ferita privata: è una sconfitta collettiva. L’assenza di verità non è neutralità, è un peso che si stratifica nel tempo e genera silenzi e paure. Il tempo non cancella la responsabilità e non attenua il bisogno di giustizia. A chi sa, a chi ha visto, a chi ha sentito e ha scelto il silenzio, il mio invito è semplice: parlate. Non per vendetta, ma per liberazione. La verità non restituisce la vita, ma restituisce dignità».
Un’opera d’esordio «frutto di fatica emotiva»
Un’opera prima segnata anche da una profonda fatica emotiva, come conferma la stessa Carlino: «È stata una fatica totalizzante. Scrivere ha significato tornare ogni giorno dentro il ricordo, riaprire ferite mai chiuse. Ogni pagina è costata lacrime e notti insonni. Non c’è stata distanza tra me e ciò che raccontavo. Ricordare è stato un atto di resistenza. È una scrittura che non consola ma scava. Eppure, proprio in quella fatica, ho trovato un senso: trasformare il dolore in parola è stato l’unico modo per non farmi schiacciare dal ricordo. Non è stato facile, ma era necessario. Per me e per tutte le donne invisibili vittime di tragedie come questa».
«Spero nella riapertura delle indagini»
Il messaggio finale è un appello che attraversa il tempo: «Cercare giustizia è già un atto d’amore – commenta Carlino –. La luce della verità, seppur spezzata, può ancora filtrare attraverso la memoria. La mia determinazione vuole essere la voce delle donne che non si arrendono. Nel libro c’è la giustizia umana del ricordo, diversa da quella dei tribunali che ancora non abbiamo avuto. Spero che possano essere riaperte le indagini per trovare la verità».