Libertà di informazione, la rete si mobilita

L’idea non è poi così originale: creare una community di blogger provenienti da tutto il mondo per sensibilizzare l’opinione pubblica su argomenti di tipo sociale. Non è originale ma se fatta bene è una scossa alla rete: in poco meno di due anni, i Bloggers Unite hanno creato milioni di pagine, arrivando a picchi di dodici mila pagine per ogni singola campagna, come quella dedicata ai diritti umani. Tutto questo per rispettare il principio stesso della rete: veicolare informazioni per creare “conoscenza”.

Il nuovo appuntamento è stato la Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per rimarcare l’importanza della libertà di espressione stabilita dall’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei diritti umani. Questa giornata ricade ogni anno il 3 maggio, anniversario della Dichiarazione di Windhoek, redatta nel 1991 da alcuni giornalisti africani, che stabiliva i principi della libera informazione.

Il sito World Press Freedom Day della World Association of Newspaper riporta – con mappe, nomi, storie – che solo nel 2008 sono stati uccisi 70 giornalisti e 673 sono stati arrestati. Un mondo in cui solo il 17% della popolazione ha accesso alla libera informazione. Numero destinato a scendere, più che salire, se si pensa che – secondo i dati pubblicati dalla Freedom House – lo scorso anno Israele, Hong Kong e Italia sono passati dalla categoria “paesi liberi” a quella “paesi parzialmente liberi”.

In questa giornata si sono consegnati premi e realizzate manifestazioni di varia natura, come la conferenza dell’Unesco in Qatar, svoltasi i giorni 2 e 3 maggio, o i form preparati sul sito di Amnesty International: email che servono come petizioni da spedire a presidenti e ambasciatori per chiedere la scarcerazione di quei giornalisti arrestati solo per aver svolto la propria professione. Da nomi meno conosciuti al caso di Roxana Saberi, giornalista irano-americana arrestata a Teheran lo scorso 31 gennaio con l’accusa di spionaggio.  

In tutto questo, i Bloggers Unite svolgono una funzione divulgativa. Blogger soprattutto statunitensi, ma provenienti anche da tutta Europa – pochissimi italiani – Sud Est Asiatico, come Malesia e Filippine, Nigeria e Uganda hanno riempito la rete di storie, immagini, o anche solo riflessioni, per combattere la censura e ricordare gli abusi che ha causato. Dal luglio 2007, data della prima campagna di Bloggers Unite, dedicata alla donazione di organi, ad oggi, questa community è stata capace di creare un movimento che ha interessato anche la stampa e altre forme di media, arrivando persino a vedersi dedicato un servizio sulla CNN o a far parlare di sé sul New York Times, e trovare una serie di sponsor tra cui Amnesty International e Aids.gov.


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