Libero Futuro contro la cancellazione dalla lista antiracket «Può lo Stato ignorare la collaborazione degli imprenditori?»

«La prefettura di Palermo ha disposto la cancellazione di Libero Futuro Palermo, associazione storicamente impegnata nell’assistenza di oltre 300 vittime del racket delle estorsioni, dall’elenco prefettizio, poiché l’associazione ha assistito alcuni imprenditori che avrebbero un curriculum non illibato: quegli stessi imprenditori a cui si riferisce la Prefettura sono oggi costituiti parte civile nel celebre processo nisseno contro Silvana Saguto, Rosolino Nasca e Carmelo Provenzano; sono stati encomiati da illustri esponenti dell’arma dei carabinieri e dalla Procura locale e che li hanno riconosciuti in linea con le istituzioni (e meritevoli di risarcimenti danno e provvisionali a carico dei mafiosi) per l’apporto ricevuto nei processi pendenti in termini di piena e incondizionata testimonianza contro i criminali, mentre la Prefettura emetteva inspiegabilmente a carico degli stessi imprenditori interdittive antimafia ostative». Inizia così la lunga nota a firma dell’associazione antiracket Libero Futuro, che non ci sta alla decisione presa dalla Prefettura e anticipa imminenti contromosse. 

«Parliamo di imprenditori, quelli ritenuti controindicati e motivo di esclusione dell’associazione antircaket dall’albo, che peraltro non sono mai stati attinti da nessun provvedimento, né sono mai stati condannati o persino indagati ed ancor meno per reati di mafia. Quali gli strumenti a disposizione (e quindi le colpe) di un’associazione – prosegue l’associazione nella sua nota – che ha accompagnato alla denuncia centinaia di imprenditori estorti e tra questi anche alcuni ritenuti da autorevoli rappresentanti delle istituzioni vittime di Cosa nostra? Può lo Stato, nella sua espressione ministeriale-prefettizia, ignorare la collaborazione di questi imprenditori con le forze dell’ordine e le procure, che ha fatto arrestare numerosi mafiosi e che oggi sono costituiti anche costituiti parte civile nel celebre processo nisseno? Oppure, oggi ‘per contaminazione’ dovrebbe ritenersi ‘inaffidabile’ l’intero apparato entro il quale si sarebbero verificate le condotte di reato contestate alla Saguto e all’allora prefetto di Palermo Francesca Cannizzo? Libero Futuro non si ferma qui, continueremo – conclude la nota – perché lo dobbiamo al coraggio e alla fiducia che tante vittime del racket hanno riposto in noi e nella nostra azione».

«Vivo con tristezza queste notizie», scrive sui social anche Nadia Furnari, militante dell’associazione antimafie Rita Atria. «Non posso dimenticare (perché quando le ingiustizie si subiscono è impossibile dimenticare) le accuse per aver detto cose che oggi le prefetture certificano – continua -. Ma isolamento, additata come estremista, come associazione senza alcun rispetto istituzionale… come dimenticare…». Mentre i volontari di Libero Futuro annunciano già il ricorso al Tar contro la sospensione decisa dalla Prefettura di Palermo.  


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