Legalità e futuro al congresso Sinageco 2026

La legalità non è uno slogan né una formula retorica. È la condizione indispensabile per la crescita economica, per attrarre investimenti, per garantire sicurezza, dignità e coesione sociale. È il fondamento della giustizia e della libertà economica, pilastri su cui si regge una democrazia moderna. Ma soprattutto la legalità è il presupposto del futuro dei giovani. Per questo è fondamentale incontrare i giovani, dialogare con loro, coinvolgerli. Incontrare i giovani significa incontrare il futuro del Paese. Non per imporre regole dall’alto, ma per condividere consapevolmente il perimetro della legalità e tracciare insieme le linee della prevenzione, nel solco dei principi di democrazia e libertà sanciti dalla Costituzione. Con questo messaggio chiaro e responsabile si apre il Congresso Nazionale 2026 SINAGECOSindacato Nazionale Amministratori Giudiziari e Coadiutori, dedicato al tema: “Presidio di legalità nell’interesse della collettività”. Un appuntamento che riunisce rappresentanti del Governo, magistrati, vertici dell’ANBSC, accademici, professionisti e giornalisti, ponendo al centro – in modo concreto e non simbolico – gli studenti degli istituti scolastici e delle università.

Un messaggio diretto ai giovani

In un momento storico in cui episodi di violenza e disgregazione sociale coinvolgono sempre più giovani, il Congresso lancia un segnale chiaro: la legalità non può essere solo una risposta dopo l’errore, deve diventare una scelta prima dell’errore. La presenza degli studenti non è simbolica, ma sostanziale. La cultura della legalità è il primo investimento sul futuro del Paese. Un Paese che educa alla legalità è un Paese che garantisce libertà. Un Paese che difende la giustizia è un Paese che crea opportunità.

Un Paese senza legalità non cresce

Senza regole certe non c’è sviluppo, senza giustizia non si costruisce fiducia, senza fiducia non si generano investimenti. E senza investimenti non esiste futuro per le nuove generazioni. Il Congresso pone al centro del dibattito pubblico una questione decisiva: la legalità non può essere ridotta a mera repressione, ma deve tradursi in costruzione concreta di opportunità, crescita economica e coesione sociale. L’amministrazione giudiziaria dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata rappresenta uno degli strumenti più avanzati del nostro ordinamento. Non si tratta soltanto di sottrarre ricchezza illecita alle mafie, ma di restituire valore ai territori, generare lavoro regolare e rafforzare la credibilità dello Stato. In questo percorso si rinnova il ricordo del sacrificio di magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, insieme a quello di giornalisti e servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la difesa della legalità. Allo stesso tempo si riconosce l’impegno del Governo nel contrasto alla criminalità organizzata, l’azione costante delle Forze dell’Ordine, l’opera della Magistratura e il lavoro quotidiano degli amministratori giudiziari che operano in ausilio all’autorità giudiziaria. È in questo punto di equilibrio che repressione e sviluppo si incontrano. È qui che lo Stato dimostra di saper trasformare l’illegalità in crescita, la sottrazione in restituzione, il contrasto in opportunità per il Paese.

Istituzioni e magistratura a confronto

Alla giornata di studio sono stati invitati rappresentanti delle Istituzioni nazionali ed europee, esponenti del Governo, magistrati impegnati nelle misure di prevenzione, vertici delle professioni forensi ed economiche, oltre a giornalisti di testate nazionali. Tra i relatori sono stati invitati rappresentanti della autorità politica, Ministri della Repubblica, Procuratori generali, Magistrati delle misure di prevenzione e GIP, rappresentanti della Commissione Parlamentare Antimafia e dell’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati. Un confronto di alto profilo sui temi: efficacia e garanzie nel sistema delle misure di prevenzione; gestione e destinazione dei beni sequestrati; responsabilità e tutele dell’amministratore giudiziario; sviluppo economico e legalità nei territori.

Legalità come sviluppo

L’amministratore giudiziario non è una figura tecnica accessoria. È uno snodo strategico tra giustizia ed economia reale. Si sottolinea come la gestione efficace dei beni confiscati rappresenti una leva concreta di sviluppo sostenibile, coesione sociale e riaffermazione dello Stato di diritto. Il Congresso SINAGECO 2026 vuole affermare un principio semplice ma decisivo: senza legalità non c’è crescita, senza giustizia non c’è futuro, senza futuro non c’è Paese.


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