Le albicocche di Favara sui mercati del Nord Europa «Anzichè andare in Africa abbiamo scelto l’innovazione»

Giuseppe, Emanuele e Andrea Vita sono tre ragazzi di Favara che hanno deciso di raccogliere i frutti degli studi in agroingegneria. Nel senso letterale del termine. 27, 29 e 30 anni, i tre fratelli hanno ereditato dal padre l’amore per la terra e un’industria agricola fiorente che è anche la prima in Europa ad aver sperimentato un metodo innovativo nella raccolta della albicocche. «L’azienda nasce con l’agricoltura tradizionale – racconta Emanuele, uno dei tre fratelli – ma quando è diventato difficile competere con i paesi emergenti, abbiamo puntato tutto sull’innovazione, facendo prima uva da tavola fuori suolo, con vasi senza terreno, ottenendo discreti successi». 

Dopo otto anni decidono di passare alle albicocche: «Con un innovativo metodo – spiega Emanuele Vita – siamo riusciti ad avviare la coltivazione all’interno di serre con un sistema intensivo: se di solito le piante di albicocche si posizionano alla distanza di nove metri quadri, noi invece abbiamo posizionato la pianta in uno spazio di ottanta centimetri. Questo metodo ci ha consentito di ottimizzare gli spazi e di sperimentare una competizione positiva tra le piante. Molti infatti credono che le piante vicine vadano in difetto, invece abbiamo avuto la prova che questa competizione radicale può essere positiva se la pianta ha la temperatura e l’umidità ideale insieme all’irrigazione giusta, gestita da un software».

Innovazioni che hanno portato a una raccolta straordinaria. «Abbiamo potuto verificare – continua l’imprenditore – che le piante riescono a produrre albicocche in un periodo in cui non se lo aspettava nessuno, circa tre settimane prime del ciclo normale. In questo siamo stati i primi in Europa». 

Per i fratelli Vita la scelta di provare strade nuove è stata una necessità: «Fino a dieci anni fa – sottolinea Emanuele – con gli ortaggi e i cantalupi le vendite erano buone, ma con l’entrata nel mercato dei paesi nordafricani i prezzi sono diminuiti a causa della manodopera a basso costo. Alcuni colleghi si sono trasferiti anche nei paesi del Nord Africa, io e i miei fratelli abbiamo deciso di restare puntando sull’innovazione e sulle tecnologie».


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