Lagalla attendista sul post-Cuffaro: al centro c’è più spazio per la Grande Sicilia con Lombardo e Miccichè

L’uragano Cuffaro sembra essere stato contrastato, dentro al palazzo del potere regionale, dalle brezze agitate dal presidente della Regione Siciliana Renato Schifani. Quelle brezze che soffiano via le foglie secche. «La revoca degli assessori della Dc è un atto dovuto, irrinunciabile e inevitabile», ha dichiarato il governatore. E con loro, pure alcuni dirigenti coinvolti direttamente nell’indagine. Ma basterà decuffarizzare la Regione per risolvere tutti i mali? Non sembra sulla stessa lunghezza di soffio il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, nella cui giunta siede un assessore in quota Dc: Giuliano Forzinetti alle Attività produttive. Sul quale non è stata avviata alcuna discussione. Forse il professore-primo cittadino attende che torni il sole. O forse Lagalla va dritto sul suo ambizioso progetto Grande Sicilia: partito (quasi) sottotraccia ma, nelle scorse settimane, presentato (per la seconda volta) al grande pubblico.

Il progetto di triumvirato di Grande Sicilia

Roberto Lagalla, Raffaele Lombardo e Gianfranco Miccichè: insieme, in un triumvirato riunito sotto un unico schieramento dal nome Grande Sicilia, appunto. Un nuovo soggetto politico che mira a unire varie liste: movimenti autonomisti e centristi siciliani, che gravitano nell’area di centrodestra (o che ne sono stati vicini, ma con una forte connotazione regionalista). L’obiettivo di questa operazione politica sembra essere quello di creare un polo di centro forte e coeso. Per poter agire come ago della bilancia e punto di riferimento per l’autonomia siciliana all’interno della coalizione di centrodestra. E presentarsi alle prossime elezioni regionali previste per il 2027.

La caduta di Cuffaro e lo spazio aperto al centro

Un polo, questo di Grande Sicilia, che sta cercando di attrarre figure del mondo civico, centrista e moderato. Un lavoro certosino in cui la débâcle di Totò Cuffaro – e, con lui, della Dc dentro al potere -rappresenta una splendida porta aperta ai fuoriusciti dallo scudo crociato in salsa siciliana. E, forse, è proprio questo che giustifica la posizione attendista di Lagalla. Perché in politica, ma non solo, quando si chiude una porta, si apre un portone. O almeno una finestra, come dimostrato dal recente caso Catania riguardante il professore Paolo La Greca: fuoriuscito dalla giunta, ma rimasto saldo con una consulenza proprio nel settore della sua stessa ex delega.


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