«Chiamatemi Ismaele». Non l’incipit di Moby Dick, ma comunque un assalto a un’altrettanto pesante balena: la Regione Siciliana. Se c’è una figura che incarna il dinamismo e l’imprevedibilità della politica isolana di oggi, è senza dubbio Ismaele La Vardera. Il passaggio dalla scuderia di Cateno De Luca alla fondazione del movimento Controcorrente non è stato […]
Foto di Ismaele La Vardera su Facebook
La Vardera all’assalto della Regione Siciliana: nomi e simbolo della sua candidatura
«Chiamatemi Ismaele». Non l’incipit di Moby Dick, ma comunque un assalto a un’altrettanto pesante balena: la Regione Siciliana. Se c’è una figura che incarna il dinamismo e l’imprevedibilità della politica isolana di oggi, è senza dubbio Ismaele La Vardera. Il passaggio dalla scuderia di Cateno De Luca alla fondazione del movimento Controcorrente non è stato solo un banale cambio di casacca. Ma una dichiarazione d’indipendenza che sta scompaginando i piani a destra e a sinistra, in vista delle Regionali 2027. Un mese e mezzo fa, l’annuncio di La Vardera della candidatura a presidente della Regione Siciliana: oggi, arrivano il simbolo – senza cognome – e persino i primi nomi della squadra. Quella rosa di nomi che dovrebbe aumentare non tanto la sua legittimazione politica, ma l’appeal nei confronti dell’elettorato. Il prossimo appuntamento tra due, massimo tre mesi, agli Stati generali, quando verranno esposte le proposte raccolte in queste settimane.
La rosa di nomi di La Vardera

Questa mattina, intanto, l’ex Iena televisiva La Vardera ha svelato il simbolo e i primi nomi che dovrebbero accompagnarlo nella candidatura alla Regione Siciliana. C’è l’ordinario di Economia a UniMe Andrea Cirà. Ma anche Maria Cristina Stimolo, già dirigente generale del dipartimento Affari extraregionali e figura di riferimento nella gestione dei rapporti istituzionali con gli organismi nazionali ed europei. E poi ancora Michele Segretario, ricercatore dell’università di Berkeley (in California), esperto di migrazione e diaspora italiana. Francesco Paolo Tocco, professore universitario di Storia medievale a Messina e Giuseppe Lo Presti, docente all’accademia di Belle arti di Palermo. Spazio anche per la sanità, con i medici Francesco Caronia e Giovanni Di Vita: all’ospedale Civico di Palermo, il primo; cardiologo dell’ospedale di Sciacca, il secondo. Per lo sport, la campionessa mondiale di kickboxing Elena Pantaleo e, per finire, l’architetto Giuseppe Alessi, nipote del primo presidente della Regione Siciliana Giuseppe Alessi.
Il messaggio a destra e a sinistra
La Vardera, quindi, mostrando nomi e simbolo, ha schiacciato il piede sull’acceleratore della candidatura in vista delle elezioni 2027 per la Regione Siciliana. «Sarà una campagna elettorale flash – dichiara -. Meloni ha già scelto come candidato del centrodestra Nello Musumeci e tutto potrebbe accadere entro novembre di quest’anno. La nostra candidatura non nasce in questo scenario e non è nata per bruciare gli altri candidati». Una sfida, la sua, non solo al governo di Renato Schifani ma anche al campo largo del centrosinistra. Cui lancia un monito: «Voglio rassicurare gli alleati – continua -. Non presentiamo nomi per delle fughe in avanti. Li metto a disposizione per darci una svegliata. L’ho sempre detto: da campo largo a campo santo, il passo è breve». Ma la strategia di La Vardera appare chiara: costruire un terzo polo.
Gli scenari e la febbre politica
I suoi rapporti con la maggioranza, intanto, sono ai minimi storici. La Vardera attacca Schifani ogni giorno, definendo il suo governo «il peggiore della storia siciliana». Roma, d’altro canto, lo vede come un agitatore che cavalca il malcontento sociale legato alle emergenze climatiche e sanitarie. Correre da solo – o con una coalizione civica – significa scontrarsi con la soglia di sbarramento al 5 per cento. La Vardera, tuttavia, scommette su un centrodestra diviso al 2027 e un centrosinistra – con il tandem Pd-M5s – senza sintesi convincente. Obiettivo: diventare l’ago della bilancia. Se riuscirà a catalizzare il voto dei delusi di De Luca e della sinistra radicale, potrebbe trasformare la sua corsa in solitaria in una vera minaccia per Palazzo d’Orléans. Un gioco d’azzardo, di un cane sciolto di lusso. Se i messaggi di Giorgia Meloni sono il termometro del suo peso politico, possiamo dire che la febbre a Roma sta salendo.