La tragedia delle carceri e la Giustizia «Indulto e amnistia non sono le soluzioni»

I suicidi nelle carceri italiane sono all’ordine del giorno. Il carcere nel Belpaese è un universo a se stante, un mondo non lontano per la gente comune ma inesistente.
Per questo i suicidi non fanno notizia ma eventualmente statistica. Tranne per pochi che per un motivo o un altro sono particolarmente sensibili al problema. Poi arriva un detenuto eccellente, che sta male in carcere, un uomo che incarna il fatuo della Seconda Repubblica e in tanti, tantissimi si allarmano e si parla delle carceri, della loro invivibilità.

Ben venga allora che un detenuto eccellente faccia notizia, bene venga parlare delle carceri.
Ma parliamone bene. E soprattutto non parliamo di amnistia. L’amnistia per chi non è addetto ai lavori, è un provvedimento di clemenza con il quale si passa un colpo di spugna sui reati indicati dal Legislatore. Quando si parla di colpo di spugna si vuol dire che se io sono accusato di aver commesso un reato, non sarò mai processato.

In Italia esiste una quantità enorme di processi penali spiccioli, per reati per i quali non si finirà mai in galera, e che nulla rilevano, in caso di condanna, al problema carcere. Pensiamo alle truffe, alle minacce, alle ingiurie, alle violenze private, alle lesioni da incidenti stradali (a volte anche gravi) pensiamo alle sopraffazioni che tanta gente comune è costretta a subire da un vicino di casa violento, o da un pubblico amministratore disonesto. Sono processi che il più delle volte mirano ad una sola cosa fare Giustizia nei confronti delle persone offese (le vittime del reato), Giustizia che si sostanzia nel riconoscimento di colpevolezza dell’incolpato (il quale non finirà in carcere grazie alla pena che rientra quasi sempre nei due anni per usufruire della pena sospesa, ma che comunque viene sanzionato), e se del caso nel risarcimento dei danni subito dalla persona offesa.

Con l’amnistia, quindi, nessuna Giustizia ma solo una denegata Giustizia di Stato.
L’amnistia, è sì un provvedimento di clemenza ma che ha un contenuto politico e di riappacificazione, almeno cosi dovrebbe essere. L’amnistia può avere un senso in determinati periodi storici, come ad esempio l’amnistia di Togliatti dopo la caduta del fascismo, ed avrebbe avuto senso una amnistia negli anni ’80 per ridiscutere (anzi per discutere una volta per tutte ) quelli che sono stati gli anni di piombo, dove la gente finiva in galera non solo per fatti efferati ma anche per aver distribuito un volantino di Autonomia Operaia.
In questo senso “politico” si può discutere di amnistia. E’ vero forse un amnistia può anche, indirettamente, alleviare i problemi carcere, ma ad un prezzo che uno Stato democratico non può permettersi. L’impunità diffusa e legislativizzata.

Altra cosa rispetto all’amnistia è l’indulto.
L’indulto è un condono, uno sconto, della pena inflitta a seguito di sentenza di condanna, nella misura indicata dal Legislatore. Nell’indulto, quindi contrariamente all’amnistia, i processi si fanno, la responsabilità penale viene, se sussistente, riconosciuta, ove sussistano le condizioni viene previsto un risarcimento del danno per le vittime dello stesso.
L’indulto viene revocato nel momento in cui i sogetti compia un ulteriore reato dopo quello che per il quale ha usufruito dell’indulto.

Quindi l’indulto riverbera i suoi effetti direttamente sulla pena e quindi sul carcere.
E’ ovvio poi che l’indulto ha effetti temporanei. L’ultimo indulto concesso ha risolto per un breve tempo il problema del super-affollamento delle carceri, nel giro di un anno la situazione era di nuovo tornata la stessa.
E’ evidente quindi che la tragedia delle carceri non può essere affrontata meramente con un indulto, men che mai con l’amnistia, ma cominciando a discutere una volta per tutte del concetto di pena (che non deve essere sempre detentiva) e di abrogazione o ridiscussione di tanti reati (ad esempio Bossi-Fini, normativa sugli stupefacenti).
Ma questa è un’altra storia.

G. D’A. – Osservatorio dei Diritti Catania

[Foto di pop killer


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