La sorella della mamma di Loris: «Lo ha ucciso lei» Cresce l’attesa per la decisione del Gip di Ragusa

Nuova inquietante dichiarazione,  rilasciata ai cronisti, di Antonella Panarello, sorella di Veronica, la mamma del piccolo Loris, il bimbo ucciso a Santa Croce Camerina, nel ragusano, il 29 Novembre scorso. 

«Continuo a essere convinta che sia stata mia sorella a uccidere Loris, ma non da sola, perché una madre non può  fare tutto quello che è stato fatto al bimbo da sola».  Da cosa tragga questa convinzione non è del tutto chiaro. La tesi, però, coincide con quella dell’accusa. 

Intanto, intorno alle 1930, si concluso l’interrogatorio di garanzia per  la mamma di Loris, che è cominciato intorno alla 15.30. 

L’udienza, dinnanzi al Gip di Ragusa, Claudio Maggioni, si è svolta all’interno del carcere catanese di Piazza Lanza, dove la donna è rinchiusa da due giorni. Il Giudice per le indagini preliminari deciderà, entro domani sera, se confermare la custodia cautelare o meno. 

 «Il giudice si è riservato di decidere, e ha tempo fino a domani alle 21,03 per potere decidere su tutto. Sulla richiesta di custodia cautelare, o sulla richiesta di scarcerazione» ha detto l’avvocato Francesco Villardita, legale di Veronica Panarello, uscendo dal carcere di Piazza Lanza.

La donna ha sostenuto la sua innocenza anche davanti al Gip. E ha ribadito che c’è un testimone, un vigile urbano, l’ha vista vicino alla scuola di Loris, quella drammatica mattina in cui il bimbo è scomparso. 

E anche questa giornata, nonostante le sollecitazioni arrivate da più parti ad evitare di spettacolarizzare la vicenda, è trascorsa tra nuove fughe di notizia, nuove supposizioni e tesi varie. 

Tra queste l’ipotesi di un secondo telefonino segreto della mamma di Loris (lei ha negato) di cui avrebbe parlato sempre la sorella. Del dispositivo si farebbe cenno anche nel decreto di fermo. Ma, ancora, non è stato trovato. Gli inquirenti lo cercano perché  potrebbe contenere tracce di contatti con un presunto complice. 

Polposte e Scientifica stanno passando al setaccio ogni strumento informatico anche di Orazio Fidone, il cacciatore che ha ritrovato il cadavere del bambino in un canalone. Contemporaneamente vengono svolte approfondite analisi sulle auto in uso alla donna e allo stesso Fidone, la cui posizione, evidentemente, resta poco chiara. 


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