‘La morte giovane è sempre crudele’

Un insigne catanese, il giornalista Candido Cannavò ha voluto rendere la sua testimonianza ieri sera alle Ciminiere.

Direttore, la proposta di intitolare l’aeroporto Fontanarossa a D’Arrigo pare che si stia concretizzando. 
Intitolare l’aeroporto a D’Arrigo mi pare una bella simbologia: l’uomo che fa volare, la fantasia, la scienza, i sogni, di una città che riprende a volare alto, a sognare, a me pare una bella immagine.
Tutto quello che si fa spero che non sia solo per l’emotività del momento, io vorrei anche un monumento, ma che si trovi la consapevolezza.
Vorrei che gli dedicassero una statua. Come hanno fatto a Milano con Indro Montanelli, che gli hanno dedicato una statua in cui con la sua macchina per scrivere digitai tasti.

Da catanese a catanese, direttore, cosa sente nel cuore per la scomparsa di D’Arrigo?
La morte giovane, al di là della grandezza del personaggio, è sempre crudele. Se muoio io, non succede niente, ma la morte di un giovane è ingiusta.
Io sono convinto che mi sarei commosso anche se lui fosse nato a Brindisi, a Como, perché un uomo così è al di sopra di quello che un’anagrafe specifica.  Addirittura lui è cresciuto nel quartiere nel quale sono cresciuto io, Vecchia Ognuna. Io in via delle Acacie e lui in via Correnti, che porta in piazza Europa, a 200 metri di distanza.
Anche se la mamma è francese, per il fatto di essere stato catanese, della catanesità ha conservato molto, il sospiro siciliano, nel senso migliore, nel senso della fantasia, del siciliano che rispetta le regole, ma vola, ci mette del rischio, si rimette in gioco sempre, in questo sta la bellezza. La sicilianità non è furbizia, non è essere sempre più furbi degli altri, ma è metterci quello che la natura ti ha dato di questa terra, il guizzo di fantasia, di genialità, di immaginazione, coniugarlo con le regole. Infatti alla base dei suoi sogni c’era una grande organizzazione, sempre. E guai se non fosse stati così.


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