La funzione indagatrice del teatro di Brecht

La principale funzione del teatro secondo il commediografo tedesco Bertolt Brecht è quella di rappresentare la realtà allo scopo di agire su di essa: analizzare il mondo sociale nella sua complessità come uno scienziato studierebbe la natura.

Protagonista di “Vita di Galileo”, una delle sue massime opere, è il fisico pisano sottoposto alla Santa Inquisizione a causa delle sue teorie eliocentriche in contrasto con quelle che la Chiesa accettava. L’opera mette in evidenza come chi detiene il potere è sempre interessato a far tacere chiunque metta in dubbio la veridicità di ciò su cui il potere è fondato.

Scritto nella prima versione durante il Nazismo, Brecht metteva in scena fatti risalenti a trecento anni prima, ma è facile ricondurre il processo dell’Inquisizione a quello accadeva in Germania durante il regime del Führer. I regimi totalitari infatti, come quello tedesco, al fine di vedere legittimato il proprio potere, sottomisero le proprie popolazioni alla massificazione delle idee e dei costumi condannando chiunque si opponesse, compresi gli intellettuali che come Brecht erano costretti a scegliere tra il confino e la morte.

Su queste riflessioni si basa il progetto Teatrideuropa , che dal 3 al 5 Novembre metterà in scena, grazie alla collaborazione della compagnia teatrale Fabbricateatro, l’opera di Brecht all’auditorium dell’ex monastero dei Benedettini. Ma altri spunti nascono dall’analisi della rappresentazione teatrale, come ad esempio il ruolo della scienza e della tecnologia nel mondo moderno. Nel capolavoro brechtiano la figura di Galileo assume caratteri più umani, in contrasto con quella tramandataci dagli storici, delineando un uomo logorato nella sua voglia di combattere e propenso a cedere di fronte al potere.

Abiurando le proprie tesi egli tradisce la sua professione, rinunciando ad indagare con spirito critico il problema dell’utilizzo delle scoperte scientifiche, e ponendosi di fatto al servizio dei potenti. Il messaggio di Brecht si richiama ancora agli importanti progressi compiuti dalla scienza durante i suo tempi (uno su tutti la bomba atomica), utilizzati però dai governi mondiali a fini distruttivi. Il progresso scientifico venne così sacrificato a quello umano.

Brecht stesso dovette rinnegare i suoi scritti davanti alla pur ‘democratica’ corte americana, che lo accusava di avere opinioni comuniste. In questo periodo egli riscrisse la sua opera, modificando alcune scene ed evidenziando ancora di più il fallimento di Galileo, sempre più visto come un alter-ego dell’autore. I temi di Brecht sono ancora attualissimi: in una società dominata dalla legge del consumismo, in cui presunti artisti e intellettuali si definiscono ribelli, per poi – citando il poeta francese Charles Baudelaire – vendersi come prostitute alle leggi di mercato, c’è ancora una forte pressione che ci spinge a cercare di uniformarci il più possibile.

E’ lo stesso progetto Teatrideuropa a sottolineare che nel dopoguerra vi è stata una mancanza di dibattito sulla irrazionalità insita nei meccanismi del capitalismo e della massificazione della società. Uno degli spazi in cui affrontare questo dibattito deve essere appunto il teatro. Secondo il direttore artistico del progetto Elio Gimbo, il teatro è “una piccola oasi dove si rivelano le sensibilità più complesse in modo più libero, che può svincolare la pratica di artisti e intellettuali dalla pervasività della cultura di massa, uno spazio franco in cui la marginalità consente la ricerca attorno a temi altrove impossibili da proporre”. “Ma in questo paese è un po’ difficile fare teatro”, ci dice Claudio Fragapane, studente di Lettere e attore di Fabbricateatro, “visto che sia il governo Berlusconi, sia l’attuale governo, hanno deciso di non stanziare neanche un euro per favorirne lo sviluppo”.

Ma in un paese in cui la massima rappresentazione della cultura è la televisione urlata di Buona Domenica e i reality show come “La pupa e il secchione”, forse sarebbero soldi sprecati. 


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