Intervista a Sebastiano Gesù

Che ruolo ha Sebastiano Gesù all’interno del Cinema di Frontiera?

Il mio ruolo è precipuamente di collaborazione culturale con il direttore artistico Nello Correale; curo più direttamente la sezione Eventi speciali, in particolar modo  la riproposta dei classici del “Cinema Siciliano” e del Film muto da eseguire con l’accompagnamento musicale dal vivo, che abbiamo sempre inserito all’interno del Festival con grande riscontro di pubblico.
Ma in realtà Correale, Pintaldi ed io non abbiamo ruoli molto rigidi. Ciascuno di noi tre segnala suggerisce e indica agli altri, idee e proposte che crediamo possano funzionare per la specificità del Festival.

Lei, che ha organizzato vari festival cinematografici, quale pensa sia l’elemento vincente di questo tipo di manifestazioni e in particolare del cinema di frontiera di Marzamemi?

L’elemento vincente di tutti i festival del cinema credo sia l’originalità dell’idea su cui si incentrano, soprattutto in un’Italia dove tutto l’anno si svolgono festival, rassegne e manifestazioni a carattere cinematografico. Altrimenti si corre il rischio di passare inosservati e si scade nella convenzionalità. Per quanto riguarda la nostra Sicilia, oltre all’originalità occorre aggiungere una grande, grandissima dose di caparbietà, perché moltissimi sono i festival che nascono e pochissimi quelli che durano nel tempo, a causa della precarietà dei finanziamenti degli enti che li sponsorizzano e delle idee poco chiare degli organizzatori. 

Com’è nata l’idea di un festival del Cinema di Frontiera?

L’idea, direi eccezionale, di un Festival Internazionale del Cinema di Frontiera è nata da Nello Correale, che l’ha pensata per il posto giusto, Marzamemi, il luogo più a sud d’Europa, che conosceva molto bene, avendogli girato il suo film Oltremare, e avendo anche lui contribuito a farlo divenire uno delle location di culto siciliane.

Che caratteristiche deve avere un lungo o cortometraggio per partecipare al concorso?

Entrambi debbono possedere il più possibile l’originalità della storia o del racconto o delle ambientazioni, meglio ancora se ispirate all’idea della frontiera, qualunque essa sia, e al suo abbattimento geografico, culturale, dell’anima, del linguaggio, e possa servire alla promozione dell’interculturalità. Poi il cortometraggio deve attenersi a dei limiti di tempo che sono contenuti nel bando di partecipazione pubblicato sul sito del Festival. Mentre i film in concorso sono scelti a giudizio insindacabile dal direttore artistico, Nello Correale.

In un’epoca in cui il cinema è stato portato fra le mura di casa grazie a supporti come vhs  prima e dvd dopo, pensa che manifestazioni come il cinema di frontiera possano riportare gli spettatori davanti al grande schermo?

I festival potranno fare la loro piccola parte anche in tal senso. Gli spettatori del nostro festival possono notare la differenza che passa tra una la visione sul piccolo schermo in vhs o dvd a casa
e una proiezione in pellicola sul grande schermo nella magnifica piazza di Marzameni, al fresco sotto un cielo stellato. Uno spettacolo nello spettacolo, ogni sera irripetibile.


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