Intervista a Roberto Bruno, terzino di buone speranze

I protagonisti dello sport sono sempre sulla ribalta. Naturalmente maggiore attenzione viene dedicata ai personaggi illustri. Capita più raramente che ci si interessi di coloro che aspirano a diventare tali. LinkSicilia, però, nella sua continua ricerca di notizie e personaggi “nuovi” ha intervistato un giovanissimo (18 anni a Maggio) terzino sinistro del Ragusa Calcio, Roberto Bruno, alla sua prima stagione in un campionato semi professionistico.

Quali sono i primi cambiamenti che hai notato passando dagli Allievi Regionali al campionato Eccellenza?

La differenza più grande che ho riscontrato sta negli allenamenti: ogni giorno infatti ci alleniamo con persone più grandi che magari hanno già giocato in categorie superiori, come la Lega Pro o addirittura la serie B, e quindi siamo sempre messi alla prova, non soltanto in partita.

Il modo di allenarsi è quindi molto differente?

Assolutamente sì, perché gli allenamenti sono più difficili ed intensi; inoltre alla base di tutto vi sono professionalità e serietà, cose che invece mancavano negli allenamenti delle juniores.

Durante le partita invece è cambiato qualcosa? Il rapporto con gli avversari è variato?

È molto diverso perché nel campionato juniores siamo tutti della stessa età, abbiamo gli stessi interessi e siamo quindi sullo stesso piano; qui invece troviamo persone che lavorano per mantenere la propria famiglia.

C’è quindi una differenza di obiettivi…

Sì, per la maggior parte dei miei compagni è un lavoro a tutti gli effetti. Mentre per me e per i miei coetanei è soltanto un “passatempo”, o almeno per ora. Diventerà un lavoro soltanto andando avanti nel tempo.

Differenze invece riscontrate dal punto di vista dirigenziale?

La società in cui mi trova è molto seria, il presidente Rimmaudo mi ha dato una grande opportunità ed è anche una persona molto seria. Possono sembrare frasi di circostanza ma non è così, anche perché mi tengo in contatto con alcuni amici che giocano in altre squadre e mi dicono che non tutti hanno una società solida alle spalle.

Tornando all’aspetto più “pratico”, se così lo si può definire, com’è stato il tuo inserimento nel gruppo?

Ho conosciuto persone fantastiche, e non solo dal punto di vista calcistico, persone mature che mi hanno senz’altro aiutato a capire come funziona il campionato e come comportarmi.

Hai trovato qualcuno che ti abbia aiutato in modo particolare?

Non faccio singoli nomi, ho trovato tante persone disposte ad aiutarmi perché hanno acquisito molta esperienza durante la loro carriera ed inoltre, nei momenti difficili, mi aiutano e mi incoraggiano a fare ancora meglio, e questo chiaramente mi fa crescere molto, anche e soprattutto dal punto di vista caratteriale.

A proposito del carattere, in campo hai trovato più o meno agonismo?

Entrambe le squadre danno sempre il massimo e questo provoca appunto molto agonismo; inoltre si lotta per un risultato molto importante che è la Serie D.

Come sono i tifosi?

C’è molta differenza, fino all’anno scorso trovavo persone del tutto familiari, come potevano essere i miei genitori o quelli dei miei compagni di squadra. Mentre adesso ci sono persone del tutto estranee a noi che pagano il biglietto per vedere la loro squadra del cuore giocare, e che quindi pretendono un determinato tipo di prestazione.


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