Intervista a Nello Correale

Che ruolo ha Nello Correale all’interno del cinema di frontiera?

In qualità di direttore artistico, Nello Correale, organizza, insieme a Turi Pintaldi e Sebastiano Gesù, il festival; in particolare si occupa della scelta dei film e degli ospiti.

Cos’è il cinema di frontiera?

La “frontiera” del festival può essere intesa in due modi: come frontiera geografica, basti pensare che il luogo in cui si svolge il festival è geograficamente sito fra tre continenti e, proprio da qui guarda alla cinematografia dei luoghi di frontiera; come frontiera di generi e di stili, nel cinema moderno sempre più pieno di contaminazioni di generi grazie anche all’uso del digitale (per la parte visiva) e all’avvento di quella cultura del postmodernismo che fa del pastiche uno dei suoi tratti essenziali.

Perché Marzamemi?

Anzitutto per via di un legame affettivo (Correale vi ha girato un film n.d.r.), poi perché Marzamemi rappresenta una porta sul Mediterraneo, cioè su quella frontiera che vogliamo scoprire; inoltre perché Marzamemi è un luogo che bisogna raggiungere appositamente, non di passaggio, un po’ come il cinema: bisogna volerci andare.

Quali sono i criteri di selezione dei film?

Il percorso che conduce alla selezione dei film è un percorso accidentato: non essendo un festival ricco il direttore artistico deve aiutarsi come può, così mi metto in contatto con amici appartenenti al mondo del cinema, scambio opinioni su pellicole visti negli ultimi festival, contatto autori, ecc.. Cerco di avere uno sguardo a 360° gradi sulle nuove cinematografie internazionali. Come in tutti i festival molto dipende dal gusto personale, comunque l’idea di fondo per questa edizione è di dare un ampio sguardo alla cinematografia del Mediterraneo cercando di andare oltre le zone che si affacciano sul mare. Il tentativo, che ha anche un aspetto antropologico, è quello di aprire una finestra su nuovi paesi; particolare interesse andrà alla Turchia, paese dall’interessante cinematografia, ultimamente riconosciuta a livello internazionale (La sposa turca),al cinema iracheno ed iraniano, al Messico da dove arriva l’ormai affermato Alfonso Arau. Cercheremo insomma di allargare gli orizzonti, di cambiare il nostro punto di vista, cercando di acquisire, attraverso il cinema, nuove conoscenze su culture a noi lontane sebbene così vicine.

Da chi è composta la giuria e quali sono le categorie premiate?

La giuria sarà composta da operatori del settore, ospiti, intellettuali che si occupano di cinema e, in generale, di personaggi che hanno a che fare col mondo del cinema.
Vi sarà un concorso internazionale di lungometraggi a cui parteciperanno sei opere ed uno di cortometraggi con circa 20-30 opere partecipanti.
Verrà assegnato un premio per il miglior lungometraggio ed il premio Kodak per il miglior corto che comprenderà delle pellicole e delle agevolazioni sui servizi per la realizzazione di una nuova opera. Inoltre vi sarà una sezione dedicata ai corti siciliani e l’assegnazione, per quanto riguarda i lungometraggi, del Premio della Giuria e del Premio del Pubblico.


Cosa contraddistingue queste edizione dalle precedenti?

Sostanzialmente la struttura rimarrà quella a cui il pubblico del festival è ormai affezionato. Riproporremo il film muto con musica, la premiazione di una personalità del cinema e tutte le iniziative delle passate edizioni. Rivolgeremo maggiore interesse all’area mediterranea cercando di dare uno sguardo ampio che comprenda anche paesi poco considerati come la Libia. Proprio questo sguardo sempre più protratto verso le frontiere rappresenterà quest’anno, come anche nelle passate edizioni, l’elemento principale del festival che fa del suo essere esploratore di frontiera il suo tratto distintivo. 


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