Il pasto sociale, l’iniziativa della Croce rossa Tra i nuovi poveri cinquantenni e disoccupati

Tante le storie di chi entra in contatto con i volontari della Croce rossa durante l’iniziativa del pasto sociale. C’è il giovane disoccupato, la persona che è stata sfrattata e non ha una casa, il cinquantenne che ha difficoltà a rimettersi in gioco, il pensionato e il migrante. C’è Pasquale, quarantenne napoletano che gira per le feste padronali e che periodicamente passa anche da Catania, dove trova riparo all’aeroporto. I nuovi poveri, persone accomunate da uno stato di bisogno. In molti fino a ieri vivevano in maniera agiata e oggi si ritrovano in una condizione di necessità.

«Questo appuntamento si svolge contemporaneamente in 24 città italiane – dice Stefano Principato, presidente della Croce rossa di Catania – nella nostra città non poteva mancare perché l’unità di strada porta avanti questo progetto con costanza da dieci anni. Ci ha permesso di conoscere una vulnerabilità nascosta – precisa -, che sta crescendo soprattutto in fasce della popolazione che fino a qualche anno fa non erano a rischio povertà».

La giornata di sabato è stata importante ma rappresenta la punta dell’iceberg del lavoro che l’organizzazione svolge quotidianamente sul territorio. Ogni domenica il gruppo esce per distribuire generi alimentari, coperte e vestiti e per condividere un momento insieme agli invisibili. «Queste persone hanno bisogno di un contatto umano, per questo organizziamo diversi momenti di aggregazione. Offrire il cibo è in realtà un modo per entrare in contatto con loro, per ascoltarli e capire quali sono le loro necessità».

Stefania Carrera è la responsabile dell’unità di strada da tre anni ed è entrata nel gruppo della Croce rossa cinque anni fa. In giro per la città vede realtà opposte da quelle che viviamo ogni giorno. «Ognuno di noi ha una casa e il calore della famiglia– spiega -. Approcciarsi con situazioni diverse dalle nostre a volte è pesante, ti tocca l’anima». L’organizzazione diventa un punto fermo per queste persone, che in maniera graduale acquistano fiducia nei ragazzi e si aprono, raccontando le loro storie. «Proprio la settimana scorsa un signore ci ha chiesto un giubbotto. Gliene abbiamo procurato uno rosso, proprio come la nostra divisa, per fargli capire che è uno di noi».

Per approcciarsi a queste persone, come racconta Donata D’Amico che da nove anni è inserita nell’organizzazione, bisogna saper stare al proprio posto, non invadere il campo e aspettare che siano loro ad aprirsi. «Conosciamo tante realtà – racconta la volontaria – ed è triste soprattutto quando di mezzo ci sono i bambini». Tra le vicende che vengono affrontate c’è anche quella del flusso di migranti verso l’Europa. «Ogni volta è un’emozione diversa perché ogni persona che arriva al porto ha una propria storia alle spalle», racconta Mara Basile, responsabile delle situazioni di emergenza nella provincia di Catania.

In mezzo a tante storie c’è quella del volontario Simone Auteri. Tra le esperienze più belle che ha vissuto ci sono quella del sisma in Abruzzo e quella a Giampilieri. «Quello che più dispiace – racconta – è quando qualcuno delle persone di cui ci prendiamo cura ci lascia per la fame o per le cattive condizioni igieniche in cui vive. È una sconfitta per noi e per le istituzioni, che abbandonano queste persone senza dar loro la giusta dignità». Simone racconta anche delle persone che rifiutano l’aiuto, preferendo chiudersi in se stessi. E ricorda una situazione in particolare: «Una volta abbiamo incontrato un extracomunitario che aveva un tumore maligno e non lo sapeva. Lo abbiamo portato in ospedale, ma purtroppo è scappato per paura di essere espulso».


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L'appuntamento, organizzato a piazza Università, si svolge contemporaneamente in 24 città italiane. Tra i beneficiari pensionati, migranti ma anche cittadini che hanno perso la casa. «Il rischio povertà è in aumento tra le persone che sembravano immuni», spiega il presidente etneo Stefano Principato

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