Il mercato di Muyama

Sat, 14 May 2005 14:12:52

Cambiando discorso, ti racconto un po’ quello che ho fatto oggi.Come quasi ogni sabato sono andata al mercato di Muyama, un villaggio a pochi minuti da Kasumo, per comprare alcune cose necessarie per i corsi. Il mercato è una grossa area delimitata tutt’intorno da delle piccole duke, cioè da piccoli negozietti d’ogni genere. I commercianti sono tutti disposti entro quest’area formando delle lunghe file parallele ed ognuno di essi si prende un piccolo spazio per vendere la propria merce disponendola a terra su di un telo.

Appena entrati al mercato la cosa che subito balza agli occhi sono i colori e suoni che dominano questo posto. Se dovessi paragonarlo a qualche quadro, tanto per intenderci, potrei dire di trovarmi dentro un dipinto di Rousseau?! Anzi a proposito di Rousseau, (apro una piccola parentesi) mi sta venendo in mente come una volta mi sono trovata in una strada stretta e lunga con ai lati una folta e alta vegetazione di erba con fiori rossi e gialli e tra questi scorgere un’indigeno africano quasi come se si volesse nascondere, talmente pareva piccolo in quel contesto! Capito che flash assurdo?! Ma ce l’hai presente questo dipinto vero? Tornando al mercato, dicevo che è un incontro spettacolare di suoni e colori, dai vestiti variopinti ai colori della frutta e verdura al vocio di sottofondo della gente che contratta: e per un attimo ho chiuso gli occhi e mi sono ritrovata al mercato della frutta e verdura di Catania!

Tale e quale anche per come i commercianti ti trattano. Già solo perché sei mzungu (bianco) ti tirano da tutte le parti cercando contemporaneamente di venderti qualcosa e di “comprare” anche qualcosa da te attraverso il loro consueto modo del “naomba, naomba” (cioè give, me give me).Ma in questo contesto questa frase mi fa tenerezza cosi se ho già comprato qualcosa gliela do di tutto cuore, figuriamoci con quello che mi costa e poi non ci riesco a passare dritta e fare l’indifferente … certo, nemmeno però mi metto a distribuire il cibo come fossi un funzionario del WFP.
Fatto sta che quando mi trovo in questo paradiso mi sento proprio felice. Ho notato una cosa di questi commercianti africani: non sanno farsi i conti! Oggi ho comprato 12 bei pomodori rossi a 100tsh l’uno, quindi in tutto ho speso 1200tsh.

Ho dato alla mamma 2000tsh e lei invece di darmi 800tsh di resto me ne da 1000. Allora cerco di spiegarle attraverso un cocktail di kiswahili, inglese e italiano che deve tornarmi 800. Bene, ci pensa e ci ripensa con lo sguardo di una che ha capito, quando me ne dà solo 100, poi dopo un po’ ci riprova e me dà 600. A quel punto non ce l’ho fatta più e ho lasciato che dalla mia bocca trapelasse una leggera risata, dopo poco però sono scoppiata a ridere perché io e la mama ci siamo viste circondate da una qindicina di persone che tentavano di risolvere il problema matematico!
Alla fine le ho preso io dalla mano il mio resto e le ho fatto capire che era quello giusto e lei sorridendomi mi ha detto: sawa (una sorta di “ok”).
E anche da questo piccolo aneddoto se ne può ricavare un’intero programma di cooperazione e sviluppo dal titolo “L’ISTRUZIONE”!


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