Il magistrato Nino Di Matteo diventa milanese Palazzo Marino gli conferisce la cittadinanza

Nino Di Matteo, pm del processo sulla trattativa Stato-mafia diventa milanese. Il 4 aprile 2016, nella Sala Alessi di Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, si svolgerà la cerimonia ufficiale di conferimento della cittadinanza onoraria al sostituto procuratore a Palermo, a testimonianza delle numerose inchieste sulla criminalità organizzata di stampo mafioso.

L’iniziativa per conferire a Di Matteo la cittadinanza milanese è stata intrapresa dal movimento Agende rosse di Milano insieme ad alcuni cittadini, che hanno inviato una lettera alle Istituzioni meneghine. La proposta è stata accettata e condivisa dal consiglio comunale del capoluogo lombardo, che l’ha formalizzata con una delibera approvata all’unanimità nella seduta del 15 febbraio scorso.

La motivazione con cui è stata avanzata la proposta per iI conferimento della cittadinanza milanese a Di Matteo, nasce dalla constatazione dei firmatari della lettera che, «consci del fatto che l’isolamento e la delegittimazione sono i nemici più insidiosi di chi in nome dello Stato lotta contro il crimine organizzato, hanno sentito la necessità di un segnale istituzionale forte e inequivocabile che, nel ribadire una precisa scelta di campo, fosse soprattutto un gesto concreto di solidarietà e apprezzamento nei confronti di un grande uomo e magistrato».

«Falcone e Borsellino erano stati isolati, lasciati soli», prosegue la lettera. «Noi non fummo abbastanza vivi e vigili allora. Oggi non deve più essere così. L’attività che Nino Di Matteo svolge da oltre vent’anni è nota, la sua costante opera di contrasto alle mafie, e a ogni disegno criminale intrecciato con esse, lo hanno reso oggetto di condanne a morte da parte di boss mafiosi, nonché destinatario di circostanziate lettere di minaccia formulate da inquietanti entità che agiscono nell’ombra. Con questo riconoscimento, che innanzitutto onora la Città di Milano, si è anche voluto dare un messaggio di sostegno a tutti i magistrati e agli agenti delle scorte che operano a tutela della legalità e che per questo sono costantemente sotto minaccia». 


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