Il Fuoco Rosso di Sara Favarò e Grazia Alia

IL LIBRO VIENE PRESENTATO OGGI POMERIGGIO A VICARI NELLE SALE DI PALAZZO PECORARO.MAGGI

Il libro ROSSO FUOCO di Sara Favarò e Grazia Alia, AeB editrice, sarà presentato oggi, domenica 22 dicembre, ore 16,00, nello splendido palazzo “Pecoraro-Maggi” di Vicari.
Interverranno il Sindaco Gaetano Calato, l’Assessore alla Cultura Claudia Geraci e le due Autrici. L’apertura del palazzo sarà anticipata alle 15,30 per consentire agli ospiti di visitare le sale del palazzo nobiliare che fu, anche, l’inavvicinabile dimora del podestà, e che oggi essendo di proprietà del Comune, è diventato di pubblica fruizione. Un sito così particolare da essere scelto da molte coppie, prevenienti da tutta la Sicilia, come sede per la celebrazione di matrimoni civili.

Rosso Fuoco: venti racconti di due amiche, Sara Favarò e Grazia Alia, una artista e l’altra anestesista, per scoprire assieme, e per aiutarci a vedere, quello che spesso si nasconde dietro il semplice apparire.
Questo è ciò che scrive Simonetta Agnello Hornby nella prefazione al libro:

“Rosso Fuoco, un fuoco sacro e di amore. Una raccolta di storie vere e delicate, sensitive e rispettose nei riguardi delle persone di cui parlano. Scritti con la tecnica dell’io narrante, i racconti delle due autrici sono accomunati dall’amore verso gli altri, presente e vivido in ciascuna di loro, e da una scrittura semplice ed efficace. Grazia Alia, anestesista di professione, è alla sua prima opera di scrittura pubblicata. Si descrive come “né scrittrice né nota”. In realtà “è” una scrittrice. Così si rivela nella sua prosa tersa e accorata, nelle descrizioni di posti e di situazioni, nel tatto con cui parla dei suoi pazienti e nel senso di humour che traspare qua e là.
Grazia Alia ama il suo lavoro; come tutte le grandi donne è modesta e pronta a dare ad altri il merito del proprio successo. È una gran donna ed è stato un privilegio leggere quanto da lei scritto. Grazia Alia racconta con sensibilità e pudore le storie dei propri pazienti. Tutta la vita in un carpetta gialla è un piccolo capolavoro che mi ricorda Maupassant; è per mia madre è una storia densa di pathos e tenerissima. L’autrice descrive con arguzia gli incontri occasionali per strada, in ospedale, e perfino in treno. […] Nello splendido diario della sua avventura nel Bangladesh, che da solo rende questo libro memorabile, Grazia Alia dimostra di avere vero talento.
Sara Favarò ha una lunga carriera di artista e scrittrice, amatissima dal suo pubblico. Sara scrive come parla, con la verve di chi ha il gusto di raccontare, divertente, commuovente, dot ta, arguta. Sara eccelle nei ricordi di infanzia, e nelle ricerche storiche. Le suore e il bambino sorteggiato, è un piccolo cameo. Alcuni racconti sembrano inventati come Anna e la Funza, mentre sono storie accadute veramente. La dimestichezza di Sara Favarò con le parole scritte è evidente nei suoi racconti personali e diventa commuovente quando parla della propria madre, che fu accompagnata nei suoi ultimi giorni dalle cure di Grazia Alia.
L’amicizia tra le due donne è nata allora, e ci ha regalato questo libro profondo e godibilissimo libro, che mi ha sollevato lo spirito”.

Il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, nella postfazione a Rosso Fuoco, scrive:

“Sara e Grazia, stessa età, stesso numero di storie, entrambe artiste e anestesiste. Una artista che scrive verità come fossero inventate e che come una anestesista addormenta per vivere meglio. Una anestesista che addormenta per vivere meglio e che come una artista scrive verità come fossero inventate. Verità e invenzione: per raccontare oltre la verità e oltre la invenzione. Dormire e vivere: per raccontare oltre il sonno e oltre la vita. Le parole sono tutte eguali, tutte perfette, tutte morte. Le storie sono tutte diverse, tutte imperfette, tutte vive. Mentre molti comunicano con parole, Sara e Grazia comu- nicano con storie. E le storie comunicano più e meglio delle parole.”

(Foto di prima pagina tratta da palermowbnewes.it)


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