Il cucchiaio nelle orecchie/ Non voto il voto

Ma a me non piace parlare male di palermo, casomai di tutte le città che abitiamo, del mondo. Non piace compilare complicate domande per avere accettata una misura europea, un contributo per la produzione di olive. Non piace votare il vecchio cucco né il nuovo. In definitiva non mi piacciono le elezioni, mi piacciono le persone, anzi no, le facce, io cerco facce scendendo in strada ogni giorno, a palermo a milano a roma (voli comodi), quelle che sono facce veramente anche attraverso il lifting e hanno forza di incrociare il mio sguardo, non attraverso la lente del computer o di un manifesto politico. In effetti non cerco né cerco di essere una faccia, la copro col lenzuolo, col cuscino, PER LORO, non ho bisogno di facce, nemmeno della mia. Ho solo bisogno di occhiali per leggere anche versi di venerandi appena conosciuti, quasi penniani, versi che suonano “qui sul fiume, opprimendoci la vita, noi diciamo che la favola breve è già finita”. Di pillole similviagra non ho bisogno per continuare a ricordarmi. Per questo non voterò, tanto poeti sconci come vincenzo loriga non si presenterebbero alle elezioni, né sulla piazza di palermo né su quella di roma né su quella dei morti.


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Ma a me non piace parlare male di palermo, casomai di tutte le città che abitiamo, del mondo. Non piace compilare complicate domande per avere accettata una misura europea, un contributo per la produzione di olive. Non piace votare il vecchio cucco né il nuovo. In definitiva non mi piacciono le elezioni, mi piacciono le persone, anzi no, le facce, io cerco facce scendendo in strada ogni giorno, a palermo a milano a roma (voli comodi), quelle che sono facce veramente anche attraverso il lifting e hanno forza di incrociare il mio sguardo, non attraverso la lente del computer o di un manifesto politico. In effetti non cerco né cerco di essere una faccia, la copro col lenzuolo, col cuscino, per loro, non ho bisogno di facce, nemmeno della mia. Ho solo bisogno di occhiali per leggere anche versi di venerandi appena conosciuti, quasi penniani, versi che suonano “qui sul fiume, opprimendoci la vita, noi diciamo che la favola breve è già finita”. Di pillole similviagra non ho bisogno per continuare a ricordarmi. Per questo non voterò, tanto poeti sconci come vincenzo loriga non si presenterebbero alle elezioni, né sulla piazza di palermo né su quella di roma né su quella dei morti.

Ma a me non piace parlare male di palermo, casomai di tutte le città che abitiamo, del mondo. Non piace compilare complicate domande per avere accettata una misura europea, un contributo per la produzione di olive. Non piace votare il vecchio cucco né il nuovo. In definitiva non mi piacciono le elezioni, mi piacciono le persone, anzi no, le facce, io cerco facce scendendo in strada ogni giorno, a palermo a milano a roma (voli comodi), quelle che sono facce veramente anche attraverso il lifting e hanno forza di incrociare il mio sguardo, non attraverso la lente del computer o di un manifesto politico. In effetti non cerco né cerco di essere una faccia, la copro col lenzuolo, col cuscino, per loro, non ho bisogno di facce, nemmeno della mia. Ho solo bisogno di occhiali per leggere anche versi di venerandi appena conosciuti, quasi penniani, versi che suonano “qui sul fiume, opprimendoci la vita, noi diciamo che la favola breve è già finita”. Di pillole similviagra non ho bisogno per continuare a ricordarmi. Per questo non voterò, tanto poeti sconci come vincenzo loriga non si presenterebbero alle elezioni, né sulla piazza di palermo né su quella di roma né su quella dei morti.

Ma a me non piace parlare male di palermo, casomai di tutte le città che abitiamo, del mondo. Non piace compilare complicate domande per avere accettata una misura europea, un contributo per la produzione di olive. Non piace votare il vecchio cucco né il nuovo. In definitiva non mi piacciono le elezioni, mi piacciono le persone, anzi no, le facce, io cerco facce scendendo in strada ogni giorno, a palermo a milano a roma (voli comodi), quelle che sono facce veramente anche attraverso il lifting e hanno forza di incrociare il mio sguardo, non attraverso la lente del computer o di un manifesto politico. In effetti non cerco né cerco di essere una faccia, la copro col lenzuolo, col cuscino, per loro, non ho bisogno di facce, nemmeno della mia. Ho solo bisogno di occhiali per leggere anche versi di venerandi appena conosciuti, quasi penniani, versi che suonano “qui sul fiume, opprimendoci la vita, noi diciamo che la favola breve è già finita”. Di pillole similviagra non ho bisogno per continuare a ricordarmi. Per questo non voterò, tanto poeti sconci come vincenzo loriga non si presenterebbero alle elezioni, né sulla piazza di palermo né su quella di roma né su quella dei morti.

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