Il ciclista colombiano Paez si allena sull’Etna «Percorsi bellissimi, da affrontare concentrati»

«Sentivamo l’esigenza di creare un evento di alto livello, come quello sulle Dolomiti, ma in versione siciliana». Parola di Maurizio Scalia, presidente del Mongibello Mtb Team che organizza l’Etna marathon, la gara di mountain bike con un massimo di 1500 partecipanti sul vulcano attivo più alto d’Europa, sito patrimonio Unesco. «Non è l’unica gara che si svolge su un vulcano, ma è la più importante», spiega Scalia. Una competizione cominciata circa undici anni fa e divisa in tre percorsi. Il primo, il Marathon, lungo circa 74 chilometri unico in Europa, passa da salite ripide e discese che costringono i concorrenti a mettere i piedi a terra per rimanere in equilibrio, fino a un percorso single track, ovvero dove i contendenti potranno passare solo uno alla volta per raggiungere il traguardo. Il secondo, chiamato Gran Fondo, consiste in 45 chilometri attraverso percorsi lavici e discese vertiginose che richiedono abilità tecnica, resistenza e concentrazione. L’ultimo percorso, Escursione, con i suoi 23 chilometri è il più breve ma non meno impegnativo. A testare i tracciati è un ospite d’eccezione: Leonardo Paez, 34 anni, campione colombiano del ciclismo che si sta allenando sui durissimi sentieri dell’Etna per prepararsi alla nuova stagione di gare in mountain bike. E che non esclude, un giorno, di partecipare in prima persona all’Etna marathon. In un’intervista a MeridioNews, intanto, racconta la sua esperienza sul vulcano.


Cosa pensi dei percorsi che stai affrontando sull’Etna? È la prima volta che pedali in Sicilia?
«Sì, è la mia prima volta e sono stato accolto da una calorosa ospitalità. Sono venuto qui su consiglio del mio sponsor e mi sono subito sentito come a casa, ho conosciuto dei percorsi bellissimi, con un buon grado di difficoltà che possa mettere alla prova ogni biker».


Che genere di difficoltà hai trovato rispetto alle Dolomiti?
«I percorsi sull’Etna sono diversi perché ci sono molti tratti con sabbia vulcanica. Bisogna sempre rimanere concentrati e non rilassarsi troppo».


Durante questo periodo di allenamento sul vulcano stai utilizzando soltanto la mountain bike oppure alterni anche la bici da strada?
«Sono venuto qui sull’Etna unicamente con la mia Anakin 5 cerchi. Con una mtb così leggera sono fortunato e non ho sentito la necessità di portare anche la bici da strada».


Perché hai deciso di allenarti proprio sulla nostra montagna?
«In accordo con il mio preparatore abbiamo abbinato qui il RestingHigh/TrainingLow, riposare in quota e allenarsi fino a raggiungere il livello del mare. È un metodo proficuo, utilizzato da molti professionisti, e inoltre qui il clima non è troppo severo in questo periodo».


Quali sono i prossimi appuntamenti della tua stagione agonistica?
«La stagione è ancora lunga e arriva adesso il periodo degli appuntamenti importanti, OrtlerBike Marathon della Gist, SellaRonda Hero, Dolomiti SuperBike e l’appuntamento più importante, il mondiale marathon a Singen».


C’è la possibilità di vederti tra i prossimi partecipanti dell’Etna marathon?
«Come posso non tornare in Sicilia? Certo che ci sarò».


In Colombia c’è una forte tradizione ciclistica
. Come hai iniziato ad andare in bici?
«È vero, in Colombia aumenta sempre di più la passione per il ciclismo. Io ho iniziato a pedalare per andare a lavorare nei campi, dopo lo studio; poi, con i primi soldi, ne ho comprata una migliore e ho partecipato a una gara nel mio paese, quella fu la prima gara che vinsi. Da li è stata una lunga strada per arrivare dove sono ora, tanti sacrifici, ma anche tante soddisfazioni».

Hai seguito il Giro d’Italia e le vittorie dei tuoi connazionali?
«L’ho seguito tutti i giorni e ho sofferto fino alla fine tifando per i miei connazionali, ma ha vinto chi doveva vincere».


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