Il buon governo dell’ateneo non è fatto soltanto di elezioni

Fin dall’inizio del suo mandato, frutto di un voto di coalizione per la convergenza degli elettori dell’ex pro-rettore Pioletti, il professor Toni Recca si è reso conto di non disporre di una stabile maggioranza all’interno dell’ateneo. E tanto meno all’interno del Senato accademico. Ciò che è avvenuto ad Agraria e Medicina potrebbe leggersi come un tentativo di consolidare la propria forza “politica” da parte del Rettore, intervenendo sulle scadenze elettorali seppure a rischio di dare l’impressione, a studenti e docenti, di una esplicita ingerenza all’interno della vita delle singole facoltà.

La febbre elettorale del Rettore, infatti, ha raggiunto la temperatura più elevata con la decisione di “sparigliare” all’interno delle due facoltà i cui presidi in carica – il professor Barbagallo ad Agraria ed il professor Crimi a Medicina – erano stati, guarda caso, suoi diretti competitori nelle elezioni per il rettorato.

Così, ad Agraria, il candidato preside del Rettore è riuscito ad affermarsi “sul filo di lana” del quorum, grazie ai voti dei rappresentanti studenteschi e del personale, sui quali l’amministrazione centrale potrebbe esercitare una qual certa influenza. Più netta l’affermazione del neo-preside di Medicina, che è riuscito a superare il quorum di una trentina di voti.

Due punti a favore di Recca. Resta da vedere se – nel medio termine – tanto attivismo elettorale provocherà reazioni negative all’interno delle Facoltà e resta soprattutto da ricostruire un quadro di collaborazione all’interno di facoltà fortemente lacerate dalla contrapposizione, tanto più aspra a Medicina dove si è congedato un Preside al primo mandato.

Facendo riferimento ad Agraria – e come avevamo osservato in occasione di precedenti elezioni – a noi non resta che sottolineare il riproporsi di questa singolare situazione di uno straordinario “peso” della rappresentanza studentesca. Allorché i rappresentanti degli studenti sono quasi determinanti, non sarebbe bene che il dibattito programmatico tra i candidati coinvolgesse maggiormente tutti gli studenti? E non sarebbe indispensabile che i delegati studenteschi, ponendosi al riparo da ogni sospetto di ambiguità o clientelismo, dicessero pubblicamente quale candidato appoggeranno e perché?

Dopo la conclusione dell’intera tornata elettorale (col voto “calmo” di Lettere e Farmacia), sarà interessante registrare il bilancio che verrà tratto dallo stesso Rettore nella “assemblea d’ateneo” – un appuntamento non istituzionale – convocata alla Cittadella per il 26 giugno.

C’è da sperare che non soltanto di elezioni si tratti, ma degli urgenti problemi della didattica. Il “Manifesto degli Studi” – rinviato per le scadenze elettorali – attende ancora.


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