I Profughi nel mondo sono aumentati perché sono cresciute le guerre degli americani

LA COSA PIU’ INCREDIBILE E’ BARAK OBAMA, UNA DEI PRESIDENTI PIU’ GUERRAFONDAI DELLA STORIA DEGLI STATI UNITI, HA RICEVUTO PURE IL PREMIO NOBEL PER LA PACE!

In questi giorni, come ogni estate, si sono infiammate le polemiche sugli sbarchi dei clandestini i Sicilia. Il loro numero è in crescente aumento, nonostante le numerose leggi, missioni accordi e iniziative sia a livello nazionale che comunitario.

La situazione è resa ancora più “complicata” dal fatto che molte di queste persone non sono “clandestini”, ma rifugiati politici, richiedenti asilo e sfollati. Persone che sono fuggite o sono state espulse dal proprio Paese a causa di discriminazioni politiche, religiose o razziali e cercano ospitalità in un Paese straniero. A questi si aggiungono i profughi, ovvero coloro i quali si sono allontanati dal proprio Paese di origine a causa della guerra.

Tutte queste persone, in base alle vigenti leggi ed agli accordi internazionali, hanno il diritto di ricevere dallo Stato che li ospita, la relativa protezione attraverso l’asilo politico. Il problema è che il numero delle guerre (chiamarle rivolte interne, missioni di polizia o altro spesso non ne cambia la sostanza) è in aumento. E con esse anche il numero di rifugiati: oggi nel mondo ci sono più di cinquanta milioni di rifugiati. Un vero record dalla seconda guerra mondiale.

A denunciare questo stato di fatto è l’ultimo rapporto dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr). Solo in un anno, tra la fine del 2012 e la fine del 2013, i rifugiati sono aumentati di sei milioni passando dai 45,2 milioni registrati alla fine 2012 ai 51,2 milioni di persone alla fine dello scorso anno.

“Questi dati ci dicono che la pace è pericolosamente in deficit nel mondo”, ha detto l’Alto commissario Onu per i rifugiati, Antonio Guterres. “Questi numeri – ha aggiunto – sono possibili perché abbiamo osservato una moltiplicazione di nuove crisi, mentre allo stesso tempo le vecchie crisi non sembrano morire mai”.

Sì, perché in realtà pare che il problema sia proprio questo: nonostante il numero di organismi internazionali (come ONU, NATO etc.) e gli accordi di pace e cooperazione siano in costante crescita, il numero dei conflitti internazionali è in aumento.

Ma ciò che più dovrebbe sorprendere, e forse proprio per questo non viene detto, è che proprio chi, più di chiunque altro, si è propugnato paladino dei diritti dei popoli e portatore di pace (al punto da ricevere un premio Nobel per questo), è invece responsabile di molti di questi conflitti: Barak Obama.

Secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Public Health, (The Role of Public Health in the Prevention of War: Rationale and Competencies) “dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi ci sono stati 248 conflitti armati in 153 Paesi”. Ebbene, più di duecento di queste “operazioni militari all’estero” (chiamarle dichiarazioni di guerra sarebbe stato politically uncorrect) le hanno cominciate gli Stati Uniti (erano 201 fino al 2001). Il risultato di queste “missioni di pace” sarebbero 190 milioni di morti, collegati direttamente o indirettamente alla guerra. E un numero che di sfollati e di rifugiati politici cresce esponenzialmente giorno dopo giorno.

Non è un caso se il 55 per cento dei profughi proviene da Paesi come Afghanistan, Libia, Iraq, Siria e Sudan. Tutti Paesi dove gli USA hanno fatto “sentire” la propria pressione militare (eufemismo per dire che hanno “creato” delle guerre), avendone in cambio risorse naturali (petrolio in primis) e controllo territoriale e lasciando ad altri l’ingrato compito di pensare ai rifugiati politici.

Fatta eccezione per Pakistan e Iran (spesso molti dei rifugiati politici cercano assistenza nei Paesi vicini nella speranza un giorno di poter tornare nella propria casa), infatti, la maggior percentuale dei rifugiati politici cerca di raggiungere l’Europa dove viene accolta da diversi Paesi (Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Svezia e Paesi Bassi).

Ma per accogliere tanti rifugiati (in attesa, come avviene a volte in alcuni Paesi, che diventino manodopera a basso costo) ci vogliono molti soldi e strutture ricettive adeguate. Cose che ovviamente in Italia mancano. E così, mentre i nostri politici dimostrano di non sapere come risolvere il problema (l’ultimo a provarci fu Letta dicendo che il “fenomeno migratorio è tragicamente strutturale” e che era necessaria “una strategia europea di lungo periodo” a livello comunitario), molti rifugiati politici restano esclusi dalle strutture di accoglienza e sono costretti a vivere per strada come la gran massa di immigrati clandestini.

I rifugiati in Italia alla fine del 2012 erano 64.779. Il sistema Spar, gestito dal ministero dell’Interno in convenzione con l’Anci, nel 2013 ha offerto assistenza solo per 3.700 persone in 151 centri di accoglienza…

Iman Safi è uno di quei rifugiati politici che ha vissuto in prima persona il problema di essere accolto da un Paese straniero: “Se il mondo ricco continua a sfruttare le nazioni povere, a devastare i loro territori con le guerre, a sfruttare le loro risorse, a inquinare le loro terre e le loro acque, a costruire fabbriche per schiavi, non può continuare a lavarsi le mani e pretendere di essere parte della soluzione, quando di fatto è la maggior causa del problema”.

Forse in molti Paesi (e tra questi l’Italia) si dovrebbe smettere di pensare al “neocolonialismo” economico e affrontare il problema dei “profughi veri”, quelli dovuti a terremoti, alluvioni e altri disastri naturali.

 

 

 

 

 

 

 

 


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