I dipendenti regionali tra il sacro e il profano.

LA CRISI CHE OGGI ATTANAGLIA LA SICILIA E’ IL FRUTTO DEL PEGGIORE GOVERNO DELLA STORIA DELL’AUTONOMIA DELL’ISOLA E DI UN’ASSEMBLEA DI SALA D’ERCOLE DI BASSO PROFILO

di Michele D’Amico

Il popolo dei regionali e ancora dei siciliani si sono imbattuti nel peggior Governo della storia repubblicana della nostra Regione. Un governo composto in larga parte da assessori che appaiono incompetenti e inadeguati come se fossero attorniati da una scalcagnata corte, definita dall’indigeno governatore “cerchio magico”, altrettanto incompetente e inadeguata: lo dimostrerebbe la miserabile e magrissima figura impartita dal Commissario dello Stato che ha avuto facile gioco, sugli sbandati dell’allegra brigata governativa, impugnando persino l’anima della legge di stabilità regionale.

La loro incompetenza e inadeguatezza a gestire le risorse pubbliche regionali potrebbe costare cara a tutti noi e costerà ancora più cara a tanti lavoratori ai quali non è dato sapere quando percepiranno lo stipendio e ciò nella considerazione che nello specifico capitolo di spesa non c’è assolutamente nulla.

Il popolo dei regionali e ancora dei siciliani si sono imbattuti in un Parlamento siciliano, la cui natura di bassissimo profilo non ha tardato ad emergere. Infatti, da una parte vi è lo scandalo dell’utilizzo di risorse pubbliche per giustificare spese private e che vede coinvolto un terzo dell’attuale Parlamento: c’è chi avrebbe comprato l’auto personale con i soldi destinati al gruppo parlamentare di appartenenza e chi invece si sarebbe regalato un gioiello, e c’è poi chi avrebbe pagato il viaggio di lusso per sé e famiglia e chi avrebbe fatto shopping sfrenato con l’acquisto anche di borse Louis Vuitton.

Dall’altra, mentre ancora nessuno dei lavoratori che gravita nell’indotto della ‘macchina’ regionale ha percepito un centesimo di stipendio, questi signorotti siciliani, tra le pieghe del loro bilancio, scovano un tesoretto e non ci pensano due volte a saccheggiarlo pagandosi il loro lussuoso stipendio. Non hanno avuto neanche il pudore, ammesso che ne abbiano mai avuto, di cogliere l’occasione per solidarizzare con coloro che ancora nulla hanno percepito.

In che cosa si è concretizzata l’azione di questo presidente della Regione? Abbiamo assistito al lancio di accuse gravissime contro gruppi di lavoratori regionali definiti colpevoli, senza processo, sommariamente giudicati ed esposti al pubblico ludibrio. Troppo spesso queste accuse sono state generalizzate, estese a tutta una categoria di lavoratori marchiandola indelebilmente.

Il presidente dovrebbe sapere che continuando a perseverare con questo linguaggio di messa alla gogna, in un periodo delicato come quello che stiamo vivendo, potrebbe persino armare la mano di uomini che si sentono danneggiati dall’azione della pubblica amministrazione regionale: è già successo nel marzo dell’anno scorso che due impiegate della Regione Umbria hanno perso la vita proprio ad opera di chi si sentiva danneggiato dall’azione amministrativa. Di queste morti nessuno ne parla, nessuno si ricorda.

Abbiamo assistito alla mistificazione di due vocaboli che su questa nostra martoriata terra, assumono un significato forte, l’uno più dell’altro: antimafia e rivoluzione. Due vocaboli il cui meccanico utilizzo è servito solo a mascherare le tante inefficienze governative che adesso stanno emergendo in tutta la loro interezza.

Recentemente un altro vocabolo è entrato nel linguaggio comunicativo della drammaturgia presidenziale, la preghiera: Dio non lo ascolterà, Dio ha lasciato a tutti noi il libero arbitrio, ogni persona è libera di decidere ovvero compiere le proprie scelte, tipicamente perseguite secondo la nostra volontà; Dio, per quanto Onnipotente, non utilizza il proprio potere per condizionare le scelte degli individui, quindi nessuno si farà incantare, né umani, né l’Onnipotente dalle sue preghiere ad orologeria.

Adesso le tante inefficienze e l’insipiente azione di governo si vogliono far pagare ai lavoratori regionali e ai siciliani. Sarebbe troppo facile scrivere che questa compagine governativa, nella sua interezza, deve andare a casa. Lo dovranno fare, ma prima devono scottarsi e con le loro mani, tirare le castagne fuori dal fuoco, devono ridare tranquillità e serenità a tutti coloro che non percepiscono stipendio, devono “scongelare” ciò che tengono in congelatore, altrimenti la rivoluzione, quella vera e non quella tanto sbandierata e strumentalizzata, la potrebbero realizzare il popolo dei regionali assieme ai siciliani.

 

 


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