I carusi di CTzen sono cresciuti Il saluto del nuovo direttore Luigi D’Angelo

I carusi di CTzen sono diventati grandi. In effetti lo erano anche prima, in tutti i sensi. E qualcuno se n’è accorto. Catania è una città apparentemente pigra e sonnolenta, strategicamente distratta, con l’innata tendenza a soffocare le novità con una sbrigativa liquidazione: «Su’ carusi». Perché è preferibile avviarsi verso il futuro puntando su ottuagenari profili old style, nel nome di una presunta affidabilità dettata dall’esperienza. Una comoda maschera per non andare da nessuna parte.

I carusi, invece, non emigrano. Restano qui, lavorano e si sentono vivi. Chi scrive sarà chiamato a dirigerli, ad orientare le loro idee ed intuizioni (ne hanno davvero bisogno?) rafforzate dalla consapevolezza di credere in qualcosa.

Con quale obiettivo? Nell’era degli slogan statici, noi scegliamo di abolire le parole rivoluzione e cambiamento. Non vogliamo cambiare nessuno, soprattutto i catanesi. Perché non ne abbiamo la presunzione. Desideriamo solo essere migliori e produrre un contributo determinante perché anche la nostra città lo diventi. Con l’atteggiamento disincantato raccontato dal sorriso dei carusi al momento della firma del contratto. Il sottoscritto ha vissuto il passaggio appagante di quello sguardo che cerca di immaginare il futuro attraverso la lente dell’eccitazione mista alla paura.

CTzen continuerà ad essere il giornale che è sempre stato, semplicemente avvantaggiato dalla notevole esperienza di un imprenditore che crede davvero nel lavoro e nell’onestà. Al punto di farsi sparare in faccia, un po’ di tempo fa, per difenderne la legittimità (ma questa è un’altra storia).

Faremo, però, attenzione a non sprigionare un’odiosa aria accusatoria di polizia del popolo. Se solo per un istante dovessimo dare questa impressione, preghiamo i lettori di farcelo sapere. Chiediamo lealtà in cambio di lealtà.

L’editoriale, in fondo, dovrebbe essere una dichiarazione programmatica maledettamente formale. Una manifestazione di intenti, non sempre chiara, condita di belle parole. Dal mio punto di vista, è un esercizio detestabile. Ma non mi sono sottratto al compito e lascio, ugualmente, il mio saggio di erudizione su CTzen e sul futuro che vi/ci attende.

Tra i tanti regali che la vita può riservarci, questo è certamente il più bello a cui oggi potessi aspirare. Poter dire ogni giorno: «C’è un giornale da fare». Chi l’avrebbe mai detto!  


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