Grotte Addaura siano «patrimonio dell’umanità Unesco» Le associazioni: «Un gioiello da restituire alla comunità»

Valorizzazione, fruizione e sviluppo economico del complesso delle grotte dell’Addaura e di Monte Pellegrino sono i temi che sono stati affrontati ieri durante il dibattito Il caso delle grotte dell’Addaurala tavola rotonda tenutasi a Palazzo Sant’Elia organizzata dal Comitato Salviamo l’Addaura e dalla Fondazione Curella in collaborazione con la Settimana delle Culture.

Sito affascinante dalla storia millenaria, quello delle grotte dell’Addaura: all’interno delle cavità rocciose sono state ritrovate importanti testimonianze risalenti al periodo preistorico e incisioni dalla complessa iconografia, raffiguranti uomini e animali protagonisti di probabili riti sciamanici. Un patrimonio dall’inestimabile valore naturalistico e culturale che però, ormai da troppi anni, è chiuso al pubblico a causa del pericolo di caduta massi, oltre a essere spesso oggetto di incursioni vandaliche. La messa in sicurezza dell’area è stato uno dei punti principali affrontati durante la tavola rotonda di tecnici ed esperti, dalla quale è stata avanzata, inoltre, la proposta di far riconoscere le grotte dell’Addaura e il complesso delle grotte di Monte Pellegrino compresa la grotta di Santa Rosalia come patrimonio dell’umanità dell’Unesco

«Si tratta di un sito dalla grandissima importanza naturalistica e storico-culturale, per la peculiarità delle preziose testimonianze dell’età preistorica che si trovano al loro interno – hanno spiegato gli organizzatori dell’incontro – per cui riteniamo che l’inserimento nella lista dei beni patrimonio dell’umanità possa essere un modo per valorizzare e mostrare questi gioielli al mondo, proprio come sta avvenendo con i luoghi di Palermo inseriti nell’itinerario arabo-normanno. Chiaramente, prioritaria è la messa in sicurezza dell’area di Monte Pellegrino e la tutela di questo sito, su cui si sta lavorando, per restituirlo alla piena fruibilità».

«Il contributo dei cittadini é fondamentale per valorizzare il territorio – ha sottolineato Pietro Busetta, patron dell’iniziativa con l’associazione Salviamo l’Addaura e la Fondazione Curella -. Finora abbiamo guardato molto alla conservazione, adesso bisogna mettere l’accento sulla fruizione – continua. Altrove con beni culturali minori riescono ad attirare un numero di visitatori di gran lunga più consistente di quanto non facciamo noi. E allora utilizziamo i nostri beni, insieme alle caratteristiche climatiche delle nostre zone, per diventare attrattivi per i milioni di europei che vogliono conoscere le nostre realtà».

«Collaborare con il Comitato Salviamo l’Addaura – ha spiegato Gabriella Renier Filippone, presidente della Settimana delle Culture – è per noi un punto fondamentale, perché come Settimana delle culture abbiamo intrapreso da tempo un percorso di valorizzazione di diversi siti con forte valenza storica e culturale, al fine di renderli fruibili ai palermitani e ai turisti».

Alla tavola rotorna erano presenti, fra gli altri, Maurizio Carta, presidente della Scuola politecnica dell’Università di Palermo, Antonio Purpura (Università di Palermo), Ettore Sessa (Università di Palermo), Mario Li Castri, capo area tecnica riqualificazione urbana del Comune; l’architetto Riccardo Agnello, Fabio Cafiso (Università di Palermo), Giuseppe Avellone, capo area tecnica riqualificazione urbana del Comune, l’assessore comunale al Verde pubblico, ai giardini storici e alle aree protette, Sergio Marino, Gabriele Fanara (Amo Palermo), Alessandro La Monica (Fondazione Curella), Bernardo Tortorici (Forum delle associazioni), Giuseppe Riccio (Lega siciliana autonomie locali), Giuseppe Battaglia (Lions Palermo Libertà), Giuseppe Margiotta (Ordine degli ingegneri Palermo), Franco Miceli (Ordine degli architetti Palermo), Giuseppe Collura (Ordine dei geologi), Mariella Craparotta (Rotary Palermo), Massimo Coraci (Salviamo l’Addaura).


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