Il caso del bambino di nove anni investito a Gela e morto un mese dopo: due persone nel registro degli indagati

Le indagini sulla morte di Loris Rodoti si stanno trasformando in un’inchiesta a tutto campo. Il 30 gennaio scorso il bambino di nove anni è stato investito da un’auto a Settefarine, quartiere della periferia nord di Gela, in provincia di Caltanissetta. Il bimbo ha riportato delle ferite gravi, ma inizialmente compatibili con una possibile ripresa. Ricoverato nell’ospedale cittadino, è stato poi trasferito in una struttura a Catania, fino a essere dimesso. Ma pochi giorni dopo le sue condizioni sono peggiorate improvvisamente, fino al decesso a Palermo. Ora il caso è sul tavolo della sostituta procuratrice Dina Aletta, che sta cercando di ricostruire con precisione cosa sia successo dal momento dell’incidente. Finora due persone sono state iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio stradale: la 29enne che, secondo le prime ricostruzioni, era alla guida dell’auto, e un 39enne che si trovava con lei. Oltre a quella di Gela, sulla vicenda indaga anche la procura di Palermo.

Inizialmente erano accusate solo di lesioni, ma con la morte del bambino la posizione delle due persone si è aggravata. La prossima settimana sono previsti rilievi tecnici per chiarire la dinamica dell’incidente. Ma l’attenzione di chi indaga non è rivolta solo alla strada. Gli investigatori stanno esaminando anche il percorso sanitario del bambino, per capire se siano stati commessi errori nel trattamento. I carabinieri hanno sequestrato le cartelle cliniche di tutti gli ospedali in cui il bimbo è stato ricoverato e stanno raccogliendo elementi per accertare se le sue condizioni siano state valutate correttamente. Era stato dimesso troppo presto? I segnali del peggioramento sono stati sottovalutati? L’autopsia, attesa nei prossimi giorni, sarà un passaggio chiave: dovrà stabilire se ci siano state negligenze mediche e se la morte del bambino si sarebbe potuta evitare. Se dovessero emergere responsabilità nel trattamento sanitario, l’inchiesta potrebbe allargarsi ulteriormente.


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