Gela, a rischio la riserva naturale del Biviere «Regione ha cancellato fondi, diamo fastidio»

«La Regione non ti dice che te ne devi andare, ma ti mette nelle condizioni di abbandonare». È l’amaro sfogo di Emilio Giudice, responsabile della riserva naturale del Biviere, che si trova a pochi passi dalla Raffineria di Gela. L’oasi naturalistica – riconosciuta nel 1991 area protetta e dal 1997 affidata alla Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) – è il più grande lago costiero della Sicilia, area di sosta di numerose specie di uccelli in migrazione dall’Africa al nord Europa, ma oggi è seriamente a rischio chiusura

Con l’approvazione della Finanziaria, Giudice ha scoperto che all’appello manca proprio il fondo finanziario destinato alle associazioni che gestiscono le aree protette in Sicilia, compresa quella del Biviere. Un buco che un emendamento del Movimento 5 stelle aveva provato in extremis a colmare, ma senza successo. La voce di bilancio non è però del tutto scomparsa, ma è compresa nei famosi 500 milioni di euro che dovrebbero il governo Rezni dovrebbe far arrivare nelle casse della Regione. I soldi quindi sono al momento solo virtuali, o presunti. «Si tratta di piccole cifre, circa 200mila euro – sottolinea il responsabile della riserva – Ad altri hanno dato tanto, solo noi siamo rimasti esclusi. E dire che noi facciamo quello che gli enti pubblici non fanno». Quindi l’attacco: «Evidentemente diamo fastidio perché mettiamo il naso nei problemi». 

La Lipu di Gela infatti da tempo siede ai tavoli regionali e ministeriali concernenti le bonifiche del territorio, il degrado delle coste, la riperimetrazione del Sito di Interesse Nazionale. «Lo scopo è non farci lavorare – denuncia ancora Giudice -. Il nostro modello dovrebbe essere sposato e invece viene asportato. Sfido le altre riserve ad ottenere i risultati che abbiamo ottenuto noi coi pochi mezzi che abbiamo a disposizione». Al Biviere, oltre 330 ettari di superficie, lavorano appena tre persone a tempo pieno più un’altra part-time. Personale ridotto all’osso, mentre la Regione può contare su oltre 15mila forestali. Ma il direttore preferisce non fare affidamento su questi ultimi. «I forestali sono più legati all’agricoltura. E poi stiamo parlando dello stesso corpo che non impedì la nascita delle serre in contrada Bulala (a due passi dalla riserva ndr)». 

Allo stesso modo Giudice non pare convinto delle nuove regole per i parchi e le riserve dell’isola, soprattutto della possibilità di far pagare un biglietto d’ingresso. «Che le riserve possano reggersi da sole è un’illusione – spiega – e poi servono a tutelare la natura, non a creare un turismo di massa. Inoltre chi dovrebbe controllare gli accessi se non si aumenta il personale e anzi si tagliano i fondi?». Attualmente la Regione ha garantito per il Biviere i fondi per coprire le spese di gennaio e febbraio. Poi il vuoto. «Da un lato – afferma Raffaella Turco, lavoratrice part time al Biviere – ci sono problemi pratici, ovvero 90 persone, considerando tutte le riserve gestite dalle associazioni, che rischiano di perdere il posto di lavoro  Ma quello che fa più male è vedere che la Regione non ha un progetto per il futuro: che sia per le aree protette o per la cultura, la tanto decantata frase “potremmo vivere solo di turismo” in Sicilia appare un ritornello buono solo per qualche canzone».  


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