Galliano, un ‘giorno d’amore’ in musica

Apertura col botto per Catania Jazz ’08. La rassegna organizzata da Pompeo Benincasa è partita, infatti, con l’esibizione del fisarmonicista francese Richard Galliano e del suo Quartet che comprende anche il talentuoso pianista Gonzalo Rubalcaba. Platea strapiena di spettatori: dai vecchi idolatri del genere alle “giovani orecchie”, tutti curiosi di assaporare la ventiseiesima stagione jazzistica catanese.

Un caloroso applauso saluta l’inizio dello spettacolo intitolato “Love day”, discendente dell’omonimo album: un percorso logico e strutturato che viene a galla solo alla fine, che rappresenta “un giorno d’amore”. E’ “Aurore” il primo brano, dal tono tranquillo che si rivela la migliore scelta per un buon inizio. Ed ecco che comincia il giorno con “Bonjour”, frizzante bossanova dall’aria latin-jazz arricchita da piacevoli dissonanze che ben caratterizzano lo stile del francese. Il quartetto esplora un repertorio ricco di svariate influenze swing, walzer e reminiscenze classico-cameristiche che enfatizzano il suono della fisarmonica, a tratti melodica e a tratti armonica, che apparentemente poco c’entra col jazz storico.

É grande e complesso il lavoro armonico ed espressivo di Galliano, che ha saputo dare molto valore ad uno strumento per anni scomodo nell’ambiente jazzistico. Non a caso è stato definito l’erede diretto del celeberrimo Astor Piazzolla il quale ci ha lasciato capolavori come “Libertango” ed “Oblivion”. Stessi brani ripresi e rivisitati dallo stesso Richard, il quale ne ha approfondito gli studi tecnici, armonici e di composizione.

Di indubbia qualità sono anche le capacità tecniche ed artistiche del resto del quartetto. Gonzalo Rubalcaba, come sottolineato dal direttore artistico in apertura, “è un pianista jazz cubano dalla tecnica sopraffina che nella sua carriera ha inanellato premi e partecipazioni di grandissima caratura”. A seguire, il “sempreverde” contrabbassista ceco George Mraz che ci ha deliziato con assoli melodici e mai invadenti, simbolo di grande maturità artistica. Infine, dinamico come sempre Clarence Penn alla batteria ha dato vita a poliritmie swing, afro-jazz e sudamericane.

Ma non è tutto. Richard si esprime al massimo con “Tango pour Claude” in una esecuzione a 360 gradi che guarda sia il passato di Piazzolla che l’innovazione.
Incuriosisce molto “Serenite”, una sonata lenta, minimale e malinconica per pianoforte e accordina, uno strumento ibrido francese che si ispira ad una armonica a tasti. Il concerto si chiude con “Crepuscule” che rimanda al ciclo di “love day”, un brano dalla dinamica estesa e ricco di particolari dove anche l’aria del mantice diventa attrice principale della musica.
Dunque apertura più che positiva per questa edizione del festival e se “il buon giorno si vede dal mattino”, ne sentiremo delle belle.


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