Il corteo ha paralizzato per una mattina il rione della Kalsa, tra saracinesche abbassate, colombe bianche e applausi. Momenti immortalati dalla polizia che starebbe vagliando anche la posizione di tre dipendenti Rap impegnati a bloccare la via durante la cerimonia
Funerali in grande per il cognato del boss La questura indaga sui fuochi d’artificio
La Kalsa è ancora il regno di Gino ‘u mitra. Il rione semitico di Palermo sembra non avere dimenticato Luigi Abate, capo della famiglia di Borgo Vecchio, in carcere dal 2011 dove sta scontando diverse condanne per associazione mafiosa ed estorsione. Saracinesche dei negozi abbassate, colombe bianche e applausi a scena aperta. Un intero quartiere si è fermato sabato scorso, in occasione dei funerali di Antonino Cinà, cognato di Abbate.
In prima fila Ottavio e Piero Abbate, fratelli di ‘u mitra, a seguire il feretro, che è stato salutato anche da fuochi d’artificio. E proprio sullo spettacolo pirotecnico si stanno concentrando le indagini della questura, che ha seguito e ripreso il corteo e che adesso è al lavoro per risalire al nome del committente e della ditta che ha sparato i fuochi. Al vaglio degli inquirenti ci sarebbe anche la posizione di tre dipendenti della Rap, l’azienda comunale che si occupa dei rifiuti, che avrebbero bloccato l’accesso a via Torremuzza per permettere lo svolgimento della cerimonia, celebrata alla chiesa di Santa Maria della Pietà.