Fumatori e non fumatori: due libertà inconciliabili

E’ incivile chi non rispetta la libertà altrui di non fumare (direttamente o indirettamente). E’ incivile chi non rispetta la libertà di chi vuol fumare. Da queste semplici osservazioni nasce il problema di conciliare due libertà contrapposte, le quali oggi sembrano inconciliabili. Una democrazia matura, infatti, dovrebbe essere in grado di garantire entrambe le suddette libertà senza ledere altri diritti, anche sovraordinati, come quello alla dignità, alla salute (sia fisica che mentale), al rispetto degli altri e all’eguaglianza di fronte alla legge e al fisco.

Non che questo sia il problema dei problemi (ce ne sono ben altri), ma è certamente uno dei tanti in grado di “tastare il polso” alla nostra società e sul quale, anche se per ovvie ragioni politiche, si parla poco. In questi giorni torna di attualità il dibattito fra chi è favorevole e chi contrario  al fumo nei locali pubblici. Semplicemente per chiarire se sia giusta la strategia  messa in atto dai nostri governanti nei confronti dei fumatori e che è tanto simile ad altre strategie i cui scopi sono magari  meritevoli, ma i cui strumenti appaiono quantomeno discutibili.

Dal 10 gennaio 2005 è entrato in vigore  il tanto  discusso articolo 51 della legge 3/2003, quella che vieta il fumo nei locali pubblici e in tutti i luoghi di lavoro, salvo in locali appositi. Venendo al punto, sembra che quando si tratta di fumo, i cittadini non siano trattati dallo Stato e dalla collettività con eguaglianza e giustizia per i seguenti motivi: Il cittadino non fumatore può “esistere” nella sua integrità ovunque, il cittadino fumatore no, in quanto deve emarginarsi quando decide di “godersi” una sigaretta; il non fumatore vede maggiormente tutelata la sua salute rispetto al fumatore il quale, ad esempio d’inverno, è costretto a uscire dai luoghi riscaldati, esponendosi alle intemperie e al freddo perché  mancano i locali, peraltro previsti dalle norme (non è schizofrenico uno Stato  che da una parte vieta “realmente” e dall’altro tutela “virtualmente” lo stesso vizio?).

Io mi domando se è davvero giusto che per far  smettere di fumare bisogna proibirlo. Tale “proibizione” porta inevitabilmente delle conseguenze  dirette e negative sul grado di civiltà, di tolleranza e di liberalità delle coscienze, fino ad aggiungere un ulteriore tassello al grado di imbarbarimento culturale che registriamo da quando, nella coscienza individuale, è scomparso il desiderio di comprendere i problemi prima di affrontarli, la consapevolezza di quanto sia importante stabilire le giuste priorità nelle questioni sociali e l’importanza di rispettare la libertà altrui se si vuole che sia rispettata la propria.


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