Frances Lansing 1989/2005

Frances Lansing, artista di origine americana ma italiana d’adozione, nasce a Manhattan nel 1945. Il suo è un percorso artistico che spazia dalla fotografia all’incisione, dalla pittura all’encausto, fino alla scultura.

Gli anni in cui l’artista cresce e si sviluppa sono anni di grandi contestazioni sociali, di crisi dei valori, di guerre come quella del Vietnam. Anni che la segnano profondamente, e che sono alla base della crisi esistenziale che agli inizi degli anni ottanta la porterà ad abbandonare la sua New York, città che dal secondo dopoguerra era diventata la nuova capitale dell’arte mondiale, per andare controcorrente trasferendosi in Toscana. Qui la tradizione pittorica italiana e la bellezza del paesaggio che la circonda lasceranno il segno nella sua opera. La Lansing, allora, si fa interprete del dibattito artistico tra America ed Europa, facendo confluire nel suo lavoro i due “mood” tipici di entrambi gli orientamenti. Infatti, se da un lato l’arte postcontemporanea, soprattutto in America, è tesa verso la ricerca e l’innovazione, l’azione e la spasmodica “creazione del nuovo” , dall’altro l’Europa si fa forte della propria grande tradizione artistica e soprattutto pittorica.

Quello della Lansing è un percorso teso verso la ricerca e la sperimentazione di nuove tecniche, ma anche pervaso dalla voglia di rappresentare l’umano, il naturale, la vita di ogni giorno, utilizzando comunque tecniche che siano lontane dall’immediata riproducibilità dell’immagine. Ecco che allora, supportata dall’ausilio dell’encausto (tecnica pittorica derivante dalla mescolanza di cera a caldo con solventi e colori), Frances Lansing si trasforma in alchimista, un’alchimista che non si ferma solo alla “matericità” della tela come campo d’azione, bensì si serve di questa per rappresentare “un mondo”, diverso da quello vero. Un mondo in cui un paesaggio lagunare o agreste non siano necessariamente mera rappresentazione di un paesaggio reale, ma piuttosto “mentale”, che fa parte di un tempo plasmabile, “liquido”. Lei stessa afferma che il suo intento è “tracciare una nuova mappa verso la confluenza di due fiumi: l’Arno e l’Hudson”.

Guardando queste tele da vicino non si riesce a scorgere alcun tipo di soggetto, ma si entra in contatto con la materia. Allontanandosi, invece, la materia lascia il posto al definirsi di territori e spazi. È come se l’artista non volesse che la propria interiorità fosse invasa dagli sguardi degli spettatori, e per preservare la propria intimità rende la visione percepibile solo a distanza. Per quanto riguarda le sculture, esse sono pensate per essere toccate, usate, prese in mano. Lo si può evincere dalla serie di piccoli animaletti in bronzo (papere, cani, ecc.) che sono creati anche per essere utilizzati come maniglie. Tuttavia anche dalla scultura emerge la matericità , l’attenzione che l’artista rivolge alla lavorazione dell’elemento, che sia bronzo o terracotta.

Osservando le sue sculture si ha la sensazione che la natura partorisca l’uomo, un uomo semplice, un contadino. Emblema di questo atteggiamento artistico è l’opera “UOMO VERDE” in terracotta, che rappresenta appunto un uomo/albero, o l’opera “IL BOSCAIOLO” che raffigura un tagliaboschi di fronte ad un albero, ma l’albero è più piccolo dell’uomo, quasi a significare che la natura sia impotente rispetto all’uomo, figlio di una madre che non rispetta, di cui si serve, e che invece questa artista vuole preservare rinchiudendola nelle sue tele.


“Paesaggi alchemici e materia vivente”
Acireale – Galleria Credito Valtellinese
P.zza Duomo, 12
dal 25 marzo al 27 maggio 2006
mart: 17-21 ; da merc a dom 10-13 / 17-21 – chiuso: lun e mart mattina
(+39 095.600208
@ galleria_acireale@hotmail.com
€ ingresso libero


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