Fondi europei: consultazione pubblica online per spezzare le “trappole del non sviluppo”

MENTRE MOLTE REGIONI EUROPEE NON SVILUPPATE SONO CRESCIUTE E PROGREDITE,  IL SUD ITALIA E’ RIMASTO IMMOBILE: UN ATTO DI ACCUSA VERSO LA CLASSE DIRIGENTE MERIDIONALE

di Aldo Penna

La nuova Programmazione sui Fondi strutturali sta entrando nel vivo ed è tempo di bilanc

Le regioni non sviluppate nella Unione Europea nel 2000

i. Vi è un regolamento che contiene le norme sul Fondo Europeo Sviluppo Regionale, sul Fondo Sociale Europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo Europeo Agricolo Sviluppo Rurale, sul Fondo Europeo Affari Marittimi e Pesca. Il complesso degli strumenti economici attiverà 366 miliardi di euro per le attività economiche, le città e le Regioni dell’Unione europea. I temi della nuova programmazione sono: crescita intelligente, sostenibile, inclusiva.

Questo il quadro di riferimento. Appena si guarda cosa èsuccesso in questo quindicennio in Europa, come sono stati utilizzate le risorse, quante regioni europee sono transitate da “meno sviluppate” a regioniin transizione, quindi da un reddito procapite inferiore al 75% della media UE a un reddito che supera questa soglia, apriamo il tempio della vergogna italiana e meridionale in particolare.
Basta scorrere i grafici per avere la percezione visiva di un disastro apocalittico. La Spagna che nel programma 2000 – 2006 contava sette regioni meno sviluppate nel 2014 ne ha una soltanto. L’Irlanda che ne aveva tre, è uscita dal novero dei paesi con aree sottosoglia. La Finlandia con sei regioni sottosoglia oggi è fuori per l’intera superficie nazionale. La Germania con la pesante eredità delle regioni orientali figlie dello statalismo di stampo sovietico, presente con tutti i Land dell’est nel gruppo delle regioni non sviluppate, ne è uscita totalmente.

Le regioni non sviluppate nella UE nel 2007

 

Persino la Grecia passa da otto regioni a sei. Il fanalino della vergogna è l’Italia. Tra il 2000 il 2014 solo la Sardegna è uscita mentre la Basilicata è rientrata. Visivamente chi guarda le mappe del non sviluppo dell’Europa a 27 percepisce con immediatezza che il Sud dell’Italia è accomunato ai paesi dell’Est Europeo. C’è da giurare, con la velocità con cui si muovono queste nazioni, che a fine programma saranno in molte a tirarsi fuori.

La consapevolezza della responsabilità delle classi dirigenti meridionali è così presente a livello europeo e ministeriale che nei documenti ufficiali scrivono che bisogna evitare di “fare affluire i fondi nelle mani di chi è responsabile dell’arretratezza e della conservazione. Aprendo invece varchi per gli innovatori sia nei beni pubblici che produce, sia nel modo in cui li produce”.

Il rimedio proposto è semplice come una condanna: i programmi saranno monitorati dalla gente, dai soggetti cui sono destinate le risorse attraverso pubbliche consultazioni. Per i fondi dovranno prima essere definiti gli obiettivi (più concreti e stringenti delle generiche intestazioni delle aree di intervento), una incalzante osservanza dei tempi previsti, e una programmazione nazionale molto più pervasiva di quanto fatto finora. Una tenaglia che dovrebbe stritolare la conservazione, la dissipazione, l’insipienza con cui sono stati trattati i fondi comunitari.

Le regioni non sviluppate nella UE nel 2014

I dati siciliani del programma 2007 – 2013 parlano chiaro: fondi destinati 6,5 miliardi, impegnati circa 4 miliardi, effettivamente erogati poco meno di 2 miliardi: un fallimento.
Dal 14 aprile al 16 maggio partirà la consultazione online sul nuovo programma 2014 – 2020 un’occasione per chi ha idee di dire la sua sui metodi per programmare lo sviluppo.

Un modo per uscire fuori dalla compiaciuta liturgia degli esperti che ricoprono con una tela misterica e iniziatica quelle che dovrebbero essere finestre spalancate sulle opportunità di sviluppo.
Dopo decine di anni sprecati, dopo le alzate di spalle di sufficienza o le strizzatine d’occhio complice, forse è arrivato il tempo di porre davvero le risorse al servizio di una terra malata ma niente affatto irredimibile.


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