Festa a metà

Violenza e religione, guerriglia e processione, guerra e pace (?): quant’è contraddittorio questo fine settimana catanese? Forse non se ne ha alcun giovane ricordo. Un tripudio di sicilianità doveva essere questa tre giorni: dal derby ‘Catania – Palermo’ allo stadio, alla festa di Sant Agata; dalle emozioni di un match che, finalmente, dopo decenni di inferno sportivo, vedeva le due maggiori città dell’isola di nuovo l’una contro l’altra, al sentimento popolare della festa più amata dalla città. Un inno della nostra bella diversità, della nostra passione, del cuore di una terra che massacrata dal ricatto mafioso,è sempre stata capace di sorridere, di offrire sapore e colore.   

 

E invece tutto è andato a rotoli. E invece, la guerra, le immagini televisive, la morte di un ispettore di polizia, la gogna pubblica, la vergogna, l’imbarazzo. Ed una serie di eco indecenti che rimbombano in giro. Violenza e religione si guardano in faccia, oggi a Catania. Sarà in grado una festa triste (che strano ossimoro) a far tornare un po’ di speranza nelle strade di Catania? Qual è la fede che serve in questi casi? Qual è il sentimento giusto per rimarginare questa ferita? La processione delle prossime ore, ne siamo certi, andrà diritta per la sua strada perché, sant’ Agata, per molta gente, è molto più istituzione di un uomo ucciso per rappresentarle per davvero le istituzioni.

 

Guerriglia e processione: che strano destino. Chissà quanti di quelli che hanno fatto a pezzi l’umore di Catania ieri sera, saranno poi, vestiti di bianco, ad accendere il consueto cero alla Santuzza. E lei li perdonerà, darà loro la grazia, perché a febbraio, ai suoi inizi, ogni cosa è perdonata. Perché la processione della patrona, lenta, lentissima, rappresenta il lungo pentimento, o forse, più probabilmente, la più comoda delle vie d’uscita.

 

Guerra e pace, dunque. Bianco e nero. No grigio. Quanto è contraddittorio questo fine settimana etneo? Quanto è strano vedere il mercato, lì, nello stesso luogo della catastrofe come se niente fosse. E quanto strano, ancora, vestirsi di fede, mascherarsi la faccia di pentimento.

 

Il grigio, dunque. La contraddizione della Catania di oggi: tanto affamata nel dimostrare che di maglie nere ne ha vestite troppe, che di basse categorie ne ha attraversate a sufficienza, quanto immatura nel farsi scappare l’occasione d’oro, il rigore decisivo. Ed ora via con la festa a metà. La festa a metà? Quanto è contradditorio questo fine settimana catanese?


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