Farmacia, ultimo atto prima delle arringhe La difesa dell’ex amministratore Domina

Più di 65mila studenti, cinquemila tra docenti e dipendenti, duemila corsisti, 80 dipartimenti, 12 facoltà. «Una delle più grandi aziende della Sicilia» che generava «un volume di affari enorme». Antonino Domina, direttore amministrativo dell’ateneo di Catania tra il 2000 e il 2006, presenta l’enorme macchina da lui coordinata negli anni presi in esame nel processo per disastro ambientale e discarica non autorizzata all’interno dei locali dell’ex facoltà di Farmacia. L’ex braccio destro dell’allora rettore Ferdinando Latteri è imputato assieme ad altri sette tra docenti e membri dell’amministrazione universitaria ed è stato interrogato stamattina nell’ultima udienza che precede la pausa estiva.

Prima di rispondere alle domande del suo legale, Fabio Palazzo, l’ex dirigente decide dunque di presentarsi al collegio che lo dovrà giudicare, dato che non è mai stato presente alle udienze che da un anno si susseguono con un ritmo serrato. «L’attività di direttore amministrativo è complessa», spiega. Soprattutto se l’istituzione è una «atipica» come un’università, a metà tra un’azienda e un ente pubblico. Le prime notizie di malesseri e fastidi percepiti all’interno dell’edificio 2 della cittadella universitaria gli giungono qualche mese dopo il suo insediamento, nell’autunno del 2000. I suoi interlocutori diretti sono gli ingegneri Fulvio La Pergola (responsabile del servizio prevenzione e protezione dai rischi ) e Lucio Mannino (dirigente dell’ufficio tecnico), anch’essi imputati nel processo.

Domina ripercorre gli avvenimenti al centro della vicenda: le prime analisi del Nucleo chimico mediterraneo, la sostituzione dei sifoni, la mappatura del vecchio impianto fognario e il rifacimento dell’intera rete, la convocazione degli esperti in siti contaminati della It group. L’ex direttore amministrativo afferma di non aver mai avuto contatti diretti con i tecnici via via interpellati, quindi tutto quello che accade tra le mura dell’edificio 2 gli viene riferito da terze persone o tramite note, lettere e verbali di consiglio di dipartimento indirizzate anche al suo ufficio per conoscenza. «Era un problema di fognature», questo gli viene risposto quando chiede quale sia l’origine delle problematiche. «Per me bonifica era un termine generico», afferma. E, sulla domanda su un’eventuale segnalazione alle autorità competenti è categorico: «Nessuno mi ha mai fatto una richiesta del genere».

Quando la situazione diventa maggiormente confusa, nell’estate del 2005, i vertici del dipartimento e i membri della commissione sicurezza si riuniscono. Qualche giorno dopo viene convocato un consiglio durante il quale all’unanimità viene firmata una lettera indirizzata a Domina e al rettore Latteri. «Io, di tutto questo, non ne sapevo niente», afferma il teste sventolando il documento in questione. Tutto giunge a lui filtrato, secondo quanto sostiene Antonino Domina, tanto che la prima relazione della It group dell’ottobre 2005 – nella quale si fa riferimento alla probabile contaminazione del sottosuolo e si chiedono carotaggi all’interno dell’edificio – non gli viene mai mostrata se non attraverso un verbale del consiglio di dipartimento. Eppure convoca rapidamente un incontro nel quale discutere della situazione e si adopera affinché tutti i provvedimenti necessari siano messi in atto. Anche la scelta di affidarsi di un’azienda esperta in grossi siti contaminati, nonostante le rassicurazioni del chimico Bruno Catara, non viene contestata.  Uno degli ultimi atti, prima di andare in pensione, è il sollecito della pratica per i lavori urgenti alla rete fognaria fermi negli uffici dell’amministrazione per questioni di competenze.

Con l’udienza di oggi è pressoché chiusa l’istruttoria dibattimentale. Per il prossimo appuntamento, il 19 settembre, è convocato uno degli ultimi periti delle difese, Riccardo Maggiore, per qualche domanda di rito. Un passaggio resosi necessario vista la mancata consegna della relazione del chimico al pubblico ministero prima della testimonianza. Poi sarà la volta della lunga requisitoria del pm Lucio Setola che dovrà ripercorrere i quattro intensi anni al centro del processo e le indagini partite l’8 novembre del 2008, con il sequestro dell’edificio 2 della cittadella.


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