Falso d’autore o sfregio al Caravaggio? Una campagna contro la Natività digitale

«Questo Guttuso è più Guttuso di un mio Guttuso. Firmato: Guttuso». È questa l’originale dedica che Carlo Vanzina, nel film Piedipiatti, immaginò far scrivere al pittore de La Vucciria, come riconoscimento per un falsario che imitava alla perfezione i dipinti dell’artista siciliano. Ma il falso d’autore può essere esso stesso considerato un’opera d’arte, tanto da essere sostituito all’opera stessa?

L’interrogativo si ripropone oggi che al teatro Massimo di Palermo va in scenaIl Caravaggio rubato, racconto che verte sulle vicende del furto, nel 1969, della Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi. Una copia del dipinto realizzata digitalmente dallo studio Factum Arte di Madrid, infatti, è esposta all’Oratorio di San Lorenzo di Palermo, proprio nel luogo che ospitava l’originale. E non tutti hanno apprezzato. Alfio Lisi, pittore contemporaneo, è rimasto talmente contrariato dalla vicenda che ha deciso di promuovere una campagna contro i falsi d’autore, in particolare proprio contro la copia della Natività, lanciando il significativo slogan: Caravaggio libero. 

«Si può provvedere diversamente a rendere ‘disponibile’ l’opera, con un disegno o una vecchia foto dell’originale – spiega Lisi – ma questo è uno sfregio all’artista e all’opera stessa. Caravaggio si rivolterà nella tomba». Poco importa all’artista che in questo modo l’opera sia praticamente identica all’originale: «Un falso resta comunque un falso. Invece di ricorrere a queste trovate, si dovrebbe continuare a cercare l’originale. Le istituzioni avrebbero dovuto lavorare meglio. Creare una copia digitale dell’opera è un modo per deresponsabilizzarsi. Ma una copia non potrà mai sostituire l’originle – conclude – e in ogni caso non ci sono prove certe che il quadro sia stato distrutto. Bisogna continuare a cercarlo».


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L'iniziativa è stata ideata dal pittore Alfio Lisi, che critica aspramente l'esposizione della copia dell'opera trafugata quasi cinquant'anni fa dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo. «Mi auguro che le istituzioni e le forze dell'ordine continuino a cercarla, non ci sono prove della sua distruzione»

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