Experia, un futuro tutto da scrivere

«L’ex teatro educativo della Casa del Balilla diventerà un auditorium, il cui beneficiario finale sarà l’ERSU». È la risposta della soprintendente per i beni culturali di Catania, Venera Greco, quando le chiediamo cosa ne sarà dei locali che erano stati sede del CPO Experia, sgombrati nell’ottobre 2009 e tuttora chiusi. Parole che ripetono, a un anno e mezzo dallo sgombero, quelle del predecessore della Greco, l’ex soprintendente Gesualdo Campo, che proprio con la necessità di assegnare i locali all’ERSU (Ente Regionale per il diritto allo Studio Universitario) aveva giustificato l’intervento delle forze dell’ordine.

«La soprintendenza – spiega ancora la Greco – è consegnataria dell’immobile con regolare verbale ed è quindi tenuta a restituire il locale alla legittima proprietaria, che è appunto l’università». Nonostante il tempo trascorso, alle dichiarazioni della Soprintendenza non sono ancora seguiti fatti che le confermino. «Perché i locali possano uscire dall’attuale abbandono – aggiunge infatti Greco – bisognerà ancora attendere i fondi dalla Regione». Per il momento, quindi, la situazione è ancora quella successiva allo sgombero: l’ex CPO Experia, da cui sono stati cacciati in fretta i giovani che lo occupavano offrendo al quartiere servizi come doposcuola per i bambini e una palestra popolare, è ancora vuoto.

Per avere ulteriori dettagli sulla vicenda burocratica dell’immobile, Step1 ha chiesto alla Soprintendenza di poter visionare i verbali. Al loro posto, l’ingegnere Orazio Di Lorenzo, dirigente dell’Unità operativa I, ha inviato alla redazione una nota ufficiale in cui si dice che «l’immobile in oggetto, dopo la revoca del sequestro giudiziario, è in consegna al dipartimento regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana», ribadendo  che il destinatario sarà l’ERSU.

Non c’è ancora alcuna certezza, però, circa l’interesse dell’Università ad acquisire e gestire la struttura. Secondo il direttore dell’ERSU, Nunzio Rapisarda, l’ente «ha assistito negli ultimi anni da spettatore alle controversie tra comune, genio civile e soprintendenza, senza mai fare alcuna pressione per riappropriarsi dei locali che gli spettano per legge, anche perché erano occupati. Noi in questa storia arriviamo soltanto alla fine. L’idea di far sorgere un auditorium – dice – nasce dalla conformazione dello stesso locale, che in passato era un cinema».

Rapisarda non esclude, dunque, che la destinazione indicata dalla soprintendenza possa essere davvero quella finale dell’immobile. E aggiunge: «Non so ancora se questo progetto coinvolgerà anche i locali della scuola media Manzoni. Prima chiedere al comune questi spazi era impensabile. Sfrutteremo le aree che ci verranno destinate per realizzare un auditorium o qualsiasi altra struttura che si presti ad essere un punto di aggregazione per gli studenti e che permetta loro di organizzare degli incontri culturali. Non sono a conoscenza dei tempi e dei costi per la realizzazione di queste strutture. Certamente si tratta di edifici rilevanti, sia dal punto di vista storico sia dal punto di vista artistico, e pertanto meritano la massima attenzione». Quella dell’auditorium resta, comunque, un’ipotesi e non è da escludere che l’edificio possa essere assegnato all’università con un’altra destinazione. «I locali – conclude il direttore – verranno adibiti secondo le esigenze che si presenteranno, quindi l’utilizzo che ne faremo potrebbe ancora cambiare».

Ma è possibile che, quando verrà deciso il destino dell’edificio, possa farne le spese anche la scuola media Manzoni? La preside Agrippina Barone non sembra temerlo: «Nessuna istituzione mi ha mai contattato per parlarmi di un progetto che riguardi l’istituto. È vero che il cortile interno della scuola comunica con l’ex centro sociale di cui ho seguito con particolare attenzione lo sgombero, visto che molti studenti durante le ore pomeridiane venivano aiutati da alcuni ragazzi del gruppo Experia, ma non ho mai pensato che questo potesse influire direttamente sulla struttura della scuola».


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