Europee, la campagna in Sicilia diventa bega di paese Nel centrodestra si guarda alla leadership di Miccichè

Doveva essere una campagna elettorale di respiro europeo, in cui si affrontassero i grandi temi su cui la comunità internazionale si interroga, lo scontro tra sovranisti ed europeisti, i cambiamenti climatici, il ruolo delle banche sulla politica comunitaria. Si è trasformata in una bega di paese. Almeno in Sicilia.

Quando ormai il traguardo del silenzio elettorale – il prossimo 24 maggio in attesa che i cittadini europei domenica 26 vadano a votare – è vicino. Nell’Isola è chiaro che la campagna elettorale si è trasformata in una resa dei conti. È così a livello nazionale, con l’indecoroso spettacolo offerto dagli esponenti gialloverdi, insieme in Consiglio dei ministri, sfidanti all’ultimo comunicato in campagna elettorale. Non a caso, più volte gli editorialisti hanno parlato di referendum, in riferimento alle elezioni europee. E allo scenario che si prospetta a partire dal prossimo autunno. È lì, che è già proiettata la partita, all’ipotesi di voto anticipato alle Politiche ed è la ragione per cui in molti cercano oggi un posizionamento comodo per domani.

Nel centrodestra, tutto questo si traduce nella «caccia grossa a Miccichè», come la definiscono in molti, nelle retrovie. Il luogotenente di Silvio Berlusconi in Sicilia ha voluto fortemente la candidatura di Giuseppe Milazzo, al punto da essere disposto a sacrificare un pezzo di partito, quello catanese, uscito (almeno momentaneamente) di scena. Così, ecco che il fuoco incrociato arriva da dentro e da fuori il partito. Segno evidente di una leadership che, per quanto messa in discussione, è nota a tutti dalle parti del centrodestra.

Gli antimiccichè in casa forzista stanno orientando il voto tra la preferenza secca a Silvio Berlusconi (scelta su cui dovrebbero convergere anche gli autonomisti), l’eurodeputato uscente Salvatore Cicu (che, pur essendo sardo, gode del sostegno di alcuni parenti siciliani, anche in Diventerà Bellissima) e il leader dei popolari, Saverio Romano. Ma c’è anche l’incognita Dafne Musolino, sostenuta dall’Udc di Lorenzo Cesa, con non poche frizioni tra le posizioni antimiccichè sostenute da big sponsor come Vincenzo Figuccia e Cateno De Luca, e scelte più morbide, come quella della capogruppo all’Ars Eleonora Lo Curto, che sostiene il ticket Musolino-Milazzo.

L’emorragia di voti in casa forzista ci sarà, soprattutto sul fronte catanese, dove parte dei voti dovrebbe andare al leghista Angelo Attaguile e parte dirigersi, invece, verso il dissidente di Diventerà Bellissima Raffaele Stancanelli. Attaguile, dal canto suo, godrebbe del sostegno di un altro forzista di peso, questa volta all’ombra dello Stretto: nonostante le smentite di Fabio Cantarella, infatti, quella di Francantonio Genovese sembrerebbe una strada ormai tracciata. Complici le tante telefonate che l’esponente politico avrebbe fatto a consiglieri comunali messinesi, promuovendo proprio la candidatura del pontiere di Matteo Salvini in Sicilia.

Anche Sicilia Futura si fa spazio nel dibattito interno al centrodestra: nel Palermitano l’indicazione di voto potrebbe andare verso il ticket Berlusconi-Giammanco. Ma, nella Sicilia orientale, gli uomini di Cardinale potrebbero optare per una candidatura indipendente dentro il Pd.


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