Foto di Dario De Luca

Troppi rifugi chiusi sulle montagne siciliane, interviene il Cai Sicilia: «I visitatori vanno invitati, non mandati via»

«Abbiamo superato ogni limite di tollerabilità della vicenda». Pur non interessato direttamente dalla titolarità del Rifugio Citelli, non usa mezzi termini Giuseppe Riggio, fresco presidente dei Cai Sicilia. Riguardo la chiusura, da oltre un anno, di uno dei posti tappa sull’Etna del Sentiero Italia del Club alpino italiano. Su cui pende un decennale problema burocratico tra due Comuni, come spiegato a MeridioNews da Luigi Sciacca, presidente della sezione di Catania, proprietaria della struttura. Oltre alla discussa vicenda che riguarda l‘interruzione – non proprio spontanea, pare – dell’ex gestione, che era pronta al rilancio. Un problema particolarmente spiacevole per il Cai regionale che, intanto, sta conducendo una campagna per l’apertura dei rifugi pubblici. Con una novità di segno opposto: l’attesa assegnazione in comodato d’uso gratuito di un rifugio con pernottamento sul versante Nord dell’Etna.

La vicenda del Rifugio Citelli

Assegnato al Comune di Sant’Alfio, ma risultante al catasto nel Comune di Milo, il Rifugio Citelli si trova in un limbo burocratico che rende più complesso – seppure, secondo l’ex gestore, non insuperabile – il rilascio di licenze per la gestione dei servizi di ristorazione e pernottamento. Un problema che va avanti da oltre un anno, tra le pec inviate dal Cai Catania alle istituzioni, rimaste senza risposta. «Sono a conoscenza del problema, anche se al Cai Sicilia non è mai stato chiesto di intervenire – spiega Riggio -. Ma adesso, visto il protrarsi della vicenda, ce ne interesseremo presso l’amministrazione regionale». Una promessa che arriva in qualità di mediatori, «perché ogni sezione Cai è autonoma», aggiunge. Ma che in Sicilia diventa anche una questione di coerenza. «È una vicenda che mi dispiace molto – chiarisce Riggio – perché nel frattempo abbiamo avviato una campagna proprio per aprire i rifugi pubblici».

Il censimento dei rifugi pubblici

Censiti circa due anni fa, nei soli parchi naturalistici della Sicilia esistono più di 130 edifici di proprietà di Comuni, ex province e Regione Siciliana. «La gran parte usati come locali di servizio – spiega il presidente Cai dell’Isola -, altri che in realtà sono bivacchi (strutture senza servizi, ndr), ma ci sono anche rifugi chiusi in attesa di destinazione». Una campagna di sensibilizzazione verso le stesse istituzioni, che spesso non conoscono tipologia e potenzialità delle proprie strutture. E che potrebbe segnare a breve un primo passo positivo: l’assegnazione al Cai Sicilia, in comodato d’uso gratuito, di un rifugio pubblico sul versante Nord dell’Etna. «Disponibile al pernottamento e prenotabile», sottolinea Riggio.

La mancanza di strutture ricettive in montagna

Un’attività che si aggiunge ai tre rifugi-albergo del Cai in Sicilia. Due sull’Etna: il turistico Rifugio Sapienza e l’inattivo Citelli. E uno a Piano Battaglia, il Rifugio Marini, «unico punto ormai aperto sulle Madonie». «È assurdo che altrove, come sulle Alpi, ci si ponga il problema di ridurre le strutture ricettive per evitare il sovraffollamento turistico – commenta Riggio -, mentre in Sicilia vada ancora creata una rete minima, ma essenziale, di supporto all’escursionismo in montagna». Nonostante i 500 chilometri di Sentiero Italia sull’Isola. «Sui peloritani, ad esempio, si potrebbe fare uno dei trekking più belli d’Italia: una cammino di quattro giorni in bilico tra due mari – spiega il presidente regionale -. Il sentiero c’è, ma mancano i posti tappa in cui fermarsi». Oppure sono chiusi: come il Rifugio Citelli, appunto.

Un nuovo modello di fruizione dell’Etna

Questione che, sull’Etna, fa il paio con le polemiche sulla fruizione di eruzioni e colate del vulcano: tra continue restrizioni, emanate in ordine sparso da vari enti. Davanti alle quali è stato creato un tavolo in cui, insieme al Cai Sicilia, siedono il collegio regionale delle guide alpine e vulcanologiche e i rappresentati delle guide ambientali ed escursionistiche. «Lavoriamo a un piano per una fruizione seria, ordinata e accessibile – racconta Riggio -. Che eviti la gara a chi spara il divieto più grosso». Se ne discuterà in un incontro all’inizio di febbraio con il Parco dell’Etna, «che ha la titolarità della fruizione, anche per le attività eruttive». Per poi essere sottoposto alla Prefettura etnea. «Per tempo e non in emergenza, come si fa anche per qualunque sagra», sottolinea il presidente Cai Sicilia. Che, tra le novità, segnala la disponibilità di organi professionali e associazioni a occuparsi dell’informazione dei visitatori. «Per evitare di continuare a mandarli via – conclude Riggio -, anziché invitarli a godersi questo spettacolo della natura».


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