Ersu Catania, medaglia d’oro in disservizi Il presidente: «Gli studenti sono i padroni»

Un ente sull’orlo del baratro economico, gestito da pochi dipendenti e alle prese con burocrazia e disservizi. E’ lo stato di salute dell’Ente regionale per il diritto allo studio, più noto agli studenti catanesi per le inefficienze che per i servizi realmente offerti. Tra le cause della disorganizzazione, la mancanza da anni di una dirigenza. Da luglio, però, per la struttura catanese è stato nominato un nuovo presidente, Alessandro Cappellani, che non nasconde la gravità della situazione che ha dovuto affrontare e si mostra molto critico soprattutto con i suoi stessi dipendenti. Scelto dall’ex governatore Raffaele Lombardo, è docente di Chirurgia generale, direttore dell’unità operativa di Chirurgia generale e Senologia al Policlinico e coordinatore del dottorato di ricerca in Fisiopatologia chirurgica. Un curriculum che sembrerebbe piuttosto lontano dal ruolo per il quale è stato chiamato, ma negli ultimi anni è stato delegato del rettore uscente, Antonino Recca, per i rapporti istituzionali tra l’Università etnea e la presidenza della Regione Siciliana. Proprio da questi sottili equilibri tra Palermo e Catania dipendono i servizi offerti agli studenti; una dinamica non facile, come conferma Cappellani a CTzen.

È stato nominato  a luglio dall’ex presidente Raffaele Lombardo e ha ereditato una serie di problemi atavici. Qual è la situazione dell’Ente? Di certo non può essere definita florida.
«Infatti, non sta proprio bene. Innanzitutto ci sono grossi problemi di organizzazione anche perché mancano i dirigenti. In attesa del direttore, comunque, ho provveduto a espletare il bando per la nomina del responsabile dell’unità operativa I, quindi è stato scelto Francesco Sciuto che, ad interim, si occuperà anche della due».

Qual è il problema principale?
«Il lavoro viene concentrato in maniera anomala su poche persone in alcuni uffici e quindi si crea un naturale e insuperabile inceppo della macchina burocratica. C’è anche da dire che nel passato c’è stato un grosso accentramento del potere organizzativo e burocratico da parte del direttore, per cui la carenza di questa figura ha creato un rallentamento dell’attività da parte di molti. Il personale c’è, sono circa 80 i dipendenti, e devono lavorare tutti. Abbiamo così cercato di riorganizzare facendo delle rotazioni, come prevede la legge».

Questo sistema ha funzionato?
«La rotazione dovrebbe fare da stimolo, ma in una regione di populismo com’è la Sicilia, se sposti un signore da una stanza all’altra demolisci tutta la sua struttura mentale. La scelta, dunque, ha creato qualche malumore, ma io credo che sia ingiustificato e privo di legittimità».

Quali altre difficoltà deve affrontare l’ente?
«Ci sono molti problemi economici legati ad alcuni contenziosi come quello dell’hotel Costa, ma anche a spettanze arretrate da parte della Regione. L’imperativo è quello di occuparsi degli studenti universitari che sono i proprietari. Anche i piccoli gesti fanno la differenza e quindi, ad esempio, ho chiesto di dare del lei ai ragazzi e di indossare il badge di riconoscimento. E in quest’ottica stiamo cercando di informatizzare tutti i procedimenti. Io sono a loro disposizione sempre e sono pregati di informarmi di ogni cosa che non va tramite i tanti canali di comunicazione, abbiamo pure aperto una pagina Facebook».

Le residenze scarseggiano. Cosa si sta facendo in merito? A che punto è il progetto per la ristrutturazione della residenza Oberdan?
«Abbiamo messo a bando 620 posti letto. È vero, le residenze non godono di ottima salute, ma abbiamo molti progetti, a cominciare dal bando per la ristrutturazione della residenza Oberdan che comunque non implica solo questo. La gara, che si è conclusa il 21 dicembre ed è stata vinta dalla ditta Pellegrini, prevede il risanamento strutturale dell’area della mensa con la riapertura dei posti letto nella parte superiore, una sessantina, e della mensa della Cittadella. Costerà dieci milioni e 800mila euro per sette anni e – se tutto filerà liscio – entro il 2013 saremo pronti. Anche la residenza della Cittadella ha dei problemi strutturali in un’ala. Servono circa due milioni di euro che stiamo cercando di concordare con la Regione. Inoltre, già prima del mio arrivo, è stato siglato un cofinanziamento con il Miur che però può essere usato solo per nuove costruzioni, quindi stiamo pensando ad una nuova struttura, sempre alla Cittadella, per altri 70 posti letto».

Capitolo mense. Ce ne sono solo due, di cui una aperta da pochissimo. Oltre ad interminabili file a cui sono costretti gli studenti, anche i pasti non sono proprio di ottima qualità. Cosa si intende fare per migliore il servizio?
«La situazione in effetti non è rosea, addirittura eravamo in una situazione di assoluta irregolarità perché la ditta appaltatrice, La Cascina global service, continuava ad erogare pasti senza una transazione sul passato e senza un contratto fino al momento della conclusione della gara che abbiamo avviato. Abbiamo quindi legalizzato tutto. Il problema della mensa dell’Oberdan è strettamente collegato con il problema della gara che riguarderà la ristrutturazione di buona parte della struttura. Qui, in emergenza, fornivamo pasti preconfezionati nella sala studio, ma bisognava velocemente trovare un’alternativa in un posto che piacesse agli studenti e che non fosse troppo vicino all’Oberdan, nell’ottica di mantenerla anche in futuro.

Quindi gli studenti della residenza Oberdan sono costretti ad andare in via Vittorio Emanuele per potere mangiare.
«Sì, ma li abbiamo favoriti. Abbiamo infatti recuperato un autobus di 28 posti abbandonato nella residenza san Marzano per un servizio navetta. Nonostante questo, però, i ragazzi hanno fatto una petizione con 180 firme perché vengano di nuovo consegnati i pasti preconfezionati in loco, magari consumare in camera, perché – dicono – perdono troppo tempo. Stiamo studiando delle soluzioni per accontentarli».

La nuova mensa di fronte la sede di Scienze politiche è stata inaugurata lo scorso venti gennaio: quanto costa e quanti posti offre?
«Il costo dell’affitto è di 1700 euro. È piccolina, sono circa 60 posti a sedere, ma ben organizzata. Per renderla mensa, abbiamo ripartito le spese con la ditta che saranno poi compensate sul numero dei pasti. L’avevamo già inaugurata il 19 dicembre ma subito si sono notati due problemi: il primo riguarda l’incolumità dei ragazzi che rischiavano di essere falciati dagli autobus anche solo rimanendo sul marciapiede e quindi abbiamo parlato con il sindaco e abbiamo fatto mettere delle paratie di sicurezza. Ce ne sono di temporanee. Il secondo problema è che è mancata la luce due volte e abbiamo chiesto all’Enel di ampliare l’erogazione di energia. Ci hanno fatto tirare il collo al punto tale che ha dovuto interessarsi il prefetto. Lunedì 20, quindi, abbiamo aperto ufficialmente».

Legato sia al tema delle residenze che a quello delle mense, oltre che a quello dello stato di salute delle casse, è il problema dell’hotel Costa. L’Ersu lo ha lasciato anni fa, la proprietà ha provveduto a ristrutturare, ma ci sono dei contenziosi in corso, qual è lo stato delle cose?
«È una di quelle questioni che rischia di paralizzare l’ente. I contenziosi sono grossissimi e hanno portato la controparte a chiedere un pignoramento di circa due milioni e mezzo di euro per il mancato pagamento dell’affitto durante il periodo in cui hanno fatto la manutenzione straordinaria. Abbiamo subito affrontato il problema con i nostri avvocati e rafforzato il collegio di difesa incaricando il prof. Nino Mirone di prendere in mano questa vicenda, ma la procedura legale blocca le somme in attesa di una sentenza del giudice».

Perché incaricare un esterno?
«Non esiste un ufficio legale dell’ente e il mio predecessore, il prof. Gianni Silvia, aveva avviato la richiesta per la tutela da parte dell’avvocatura dello Stato. È stata recentemente approvata, ma mi è stato detto che potranno occuparsi dei contenziosi a venire e non dei precedenti. Per questo abbiamo incaricato Mirone».

I lavori eseguiti sono sufficienti? L’ente vorrebbe riutilizzare l’immobile come residenza?
«Vedremo. Al di là dei contenziosi legali, ci si trova di fronte a un problema etico morale complesso legato alla mancanza della documentazione alle sollecitazioni sismiche in questo immobile. È chiaro che, fino a quando non abbiamo i documenti che ci consentono di capire se è in grado di sostenere un evento sismico in maniera accettabile, non si può neanche discutere di mettere i ragazzi dentro, anche se significa paralizzare 300 posti letto. Oltretutto, non sapendo come evolverà il procedimento in corso non possiamo impegnarci in 300 posti alternativi. Ho anche allertato il prefetto che ha convocato una conferenza dei servizi con i vigili del fuoco, il genio civile e la protezione civile che stanno lavorando alacremente per cercare di risolvere questa situazione, ma se non si dà una garanzia di una tenuta sismica io non la darò mai agli studenti».

Parliamo di borse di studio, altro tasto dolente. I ritardi sono atavici. La prima rata doveva essere pagata entro il 31 dicembre, poi posticipata al 15 gennaio. Ma così non è stato e i primi bonifici sono partiti solo da pochi giorni. Quali sono i problemi e come li state risolvendo? Ci saranno ritardi anche per le altre tranche?
«Sono molto dispiaciuto di avere fatto un passo falso con gli studenti, sono solito mantenere le promesse, ma dagli uffici mi avevano assicurato che entro il 15 di gennaio avremmo pagato la prima rata della borsa di studio. È stato un atto di leggerezza da parte di chi mi ha informato e ho avviato una indagine interna per accertare se ci sono delle responsabilità individuali da parte dell’ente o da parte delle banche. Non è atta a reprimere nessuno, ma ad evitare che in quest’ente si verifichi di nuovo un’indecenza di questo tipo».

Cos’è successo?
«Ci sono stati due problemi fondamentali: secondo la vecchia formula ha gestito tutto il signor Rinaldo Marrone da solo, senza uno staff a disposizione, e ha pure dovuto fare i conti con un guasto del server dell’ufficio. È stato un problema grossissimo che stiamo cercando di superare con una task force e un bando regionale con criteri unici che permetterà di semplificare l’intero iter. Dovrebbe essere pronto per il prossimo anno accademico. Quello che raccomando agli studenti è di stare attenti alla compilazione delle domande perché è lì che si creano i primi problemi che comportano tutte le lungaggini. Gli uffici si paralizzano per circa venti giorni per correggere tutto».

E l’altro problema?
«È legato alle banche. Prima ancora che mi insediassi io, infatti, era scaduto il contratto tra l’Ersu e la Monte dei paschi di Siena. Si è provveduto dunque al bando che è stato vinto dall’unico partecipante: Unicredit. Per motivi burocratici, però, il Consiglio d’amministrazione non è riuscito a concludere il bilancio di previsione del 2012 se non a luglio, quindi il passaggio di consegne tra le due banche è stato prorogato di sei mesi perché altrimenti si sarebbero paralizzati tutti i pagamenti. Tutto insieme ha fatto sì che si sia accavallata una grande quantità di mandati da pagare che la ragioneria – anche questa gestita da una sola persona – continuava a mandare alla Monte Paschi di Siena, la quale, a sua volta, non poteva chiudere la contabilità che avrebbe dovuto gestire solo fino al 31 dicembre. Ho risolto in prima persona e se non l’avessi fatto i ragazzi non sarebbero stati pagati prima del 30 marzo. Abbiamo quindi totalmente chiuso con la Monte Paschi di Siena e, dopo qualche giorno di assestamento per Unicredit, sono partiti i primi pagamenti».

Si avvicinano le elezioni del rettore dell’Università di Catania: quale atto indispensabile e ancora mancante, secondo il presidente dell’Ersu, dovrebbe essere al centro delle preoccupazioni del nuovo rettore?
«Conosco personalmente e stimo tutti e quattro i candidati, sono professionisti validi, persone perbene con cui ho un rapporto personale ottimo. Ovviamente non fa parte del mio ruolo esprimere un parere personale, ma sono sicuro che con chiunque di loro avrò un rapporto produttivo e utile. Devo dire che il rapporto con l’Università, dato anche dal fatto che io sono un professore universitario, ha già consentito di fare un passo avanti importantissimo. La convenzione tra l’ente e l’Ateneo per la gestione di alcuni immobili era scaduta da circa dieci anni e questo ha comportato problemi grossissimi. Il primo la mancata utilizzazione di somme di avanzo di bilancio degli anni precedenti che oggi saranno usate per migliorare sia gli arredi che le strutture di molte case dello studente. Il 31 ottobre di quest’anno, però, ho siglato con la direzione generale dell’università una convenzione per l’uso per i prossimi 99 anni che coinvolge la Cittadella, l’Oberdan e la san Marzano».


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