Enna, sindacati difendono Medicina in romeno «I corsi ultima occasione per il nostro territorio»

Il giorno dopo il polverone mediatico e mediatico, una voce prova a difendere l’apertura a Enna dei corsi di laurea in Medicina e Professioni sanitarie dell’ateneo rumeno Dunărea de Jos. Ieri le polemiche sono culminate con la diffida agli enti coinvolti nella convenzione – firmata dalla fondazione Proserpina di Vladimiro Crisafulli, Regione siciliana e Kore – presentata dalla ministra dell’Istruzione Stefania Giannini. Adesso a parlare in favore dell’apertura di una succursale – con docenti e personali e lezioni in rumeno – dell’università di Galați sono le organizzazioni sindacali dell’ospedale Umberto I di Enna. 

Secondo Aaroi (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani), Anaao (Associazione medici dirigenti), Cisl medici e Cosmed (Confederazione sindacale medici e dirigenti) il progetto che dovrebbe partire tra poche settimane andrebbe «inquadrato all’interno dell’accordo di Schengen». Ossia la libera circolazione dei cittadini europei nei confini dell’Unione. Secondo i sindacati «il problema non è nell’ingresso di università straniere di spirito europeo, ma nell’università italiana che ha bisogno di una buona riforma». Problemi che, sottolineano i referenti delle sigle sindacali, portano ogni anno migliaia di giovani esclusi dalle graduatorie nazionali a studiare all’estero. «Con un esborso economico ben superiore alla tassa fissata, che comprende anche i testi universitari», precisano riferendosi alla retta di circa novemila euro che gli aspiranti studenti ennesi dovrebbero sostenere.

Un tasto dolente è quello relativo alle esercitazioni obbligatorie che gli aspiranti professionisti nel settore sanitario devono seguire fin dal primo anno. Sulla base della convenzione stipulata la scorsa settimana, le strutture coinvolte sono proprio quelle dell’ospedale Umberto I. Una soluzione che ha spinto l’onorevole del Partito democratico a ipotizzare la trasformazione del nosocomio ennese nel quarto policlinico della Sicilia. Sulla questione i sindacati precisano che «per quanto riguarda l’uso delle risorse pubbliche l’adesione dei medici e del personale dell’ospedale è stata e sarà a titolo gratuito e al di fuori dell’orario di servizio». Le sigle sindacali invitano dunque a interrogarsi su alcuni punti, a cominciare dalla costante «migrazione sanitaria» che porta i siciliani a curarsi fuori dai confini della Sicilia «con un esborso da parte della Regione siciliana di 250 milioni di euro annui». 

Quella realizzata in collaborazione con palazzo d’Orleans è «l’unica iniziativa della Regione siciliana, in controtendenza con quanto denunziato da vari studi e rapporti tipo lo Svimez». Una misura che «non può essere svilita da polemiche che si fondano sulla perdita di posizioni autoreferenziali che hanno paura di confrontarsi e accettare la sfida sia didattica che formativa». La collaborazione con l’Umberto I «non policlinico, ma parte integrante del Sistema sanitario nazionale e regionale, può dare alla formazione medica un contributo fondamentale, orientando i nuovi professionisti verso il saper fare e verso quei valori di qualità, efficacia, appropriatezza, corretto uso delle risorse e attenzione al sociale che possono rendere equo e sostenibile il servizio sanitario pubblico in un’epoca di risorse economiche limitate». La collaborazione con l’ateneo rumeno, dunque, «è l’ultima occasione del territorio ennese per uscire dalla spirale delle dismissioni di strutture e dell’abbandono del territorio dal punto di vista sanitario». E concludono: «La presenza della facoltà di Medicina ad Enna non può che rivitalizzare, sia dal punto di vista scientifico che umano le prestazioni della struttura per rispondere ai bisogni sanitari del popolazione ennese e di tutto il centro Sicilia, da sempre depauperato dalle città sede di atenei».


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